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Setsuko, da 10 anni dal Giappone per sfoggiare un nuovo kimono

Setsuko, da 10 anni dal Giappone per sfoggiare un nuovo kimono

LAJATICO. Immancabilmente, tra le fila del pubblico del Teatro del Silenzio, c’è chi, in una sorta di personale tributo alla gioia di essere lì, o anche come coronamento finale di lunghi viaggi...

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LAJATICO. Immancabilmente, tra le fila del pubblico del Teatro del Silenzio, c’è chi, in una sorta di personale tributo alla gioia di essere lì, o anche come coronamento finale di lunghi viaggi iniziati da remoti angoli del globo e approdati lì, tra l’incanto agreste che abbraccia l’anfiteatro naturale, sfoggiano mise eccentriche, a volte improbabili. E c’è chi, fin dalla prima edizione, dà proprio il massimo per interpretare al meglio la parte del fan ideale. Quello che, in un intimo slancio d’affetto (di più: devozione) per Bocelli, non rinuncia a qualche scomodità e sacrificio, soprattutto se in ballo ci sono usi e costumi della propria tradizione patria. Emblematico il caso di una signora giapponese, Setsuko Ichikawa. Da dieci anni, di questi tempi, madame parte dalla sua Saitama ( “capoluogo e municipalità più popolosa, circa 1.2 milioni di abitanti, dell’omonima prefettura”, insegna Wikipedia) e raggiunge la Valdera. Difficile che, tra tutti quei milioni di concittadini, qualcuno possa competere, in fatto di attaccamento al famoso evento lajatichino (e all’universo Bocelli tout court), con la signora Setsuko. La quale i primi anni, narrano le storie, arrivava ai concerti di Andrea avvinta di eleganti chimoni, addirittura calzando i tipici “geta” (le calzature giapponesi a metà strada tra lo zoccolo di legno e l’infradito), cosa che tra l’altro impensierì i membri dello staff, preoccupati a veder caracollare Madama Ichikawa, raffinata copia della pucciniana Cho-Cho-San, per gli impervi camminamenti agresti che conducono alle platee numerate. «Temevano si facesse male», è il ricordo di Cinzia Bocelli, moglie di Alberto, fratello di Andrea e direttore artistico, assieme ad Alberto Bartalini, del Teatro del Silenzio. «Ma lei, a piccoli, prudenti passi, è sempre arrivata alla sua “Poltronissima” sana e salva. Quest’anno compreso, per fortuna. Con quei suoi splendidi abiti giapponesi: il suo modo di dire “grazie” ad Andrea, di cui conosce per filo e per segno tutta la produzione. Me l’ha raccontato lei stessa, ormai siamo amiche. Sta addirittura imparando l’italiano. Sì, tra i super-fan di Andrea, lei merita di certo un posto d’onore». (a.l.)

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