Il Tirreno

Pisa

TANTE CORRENTI PD A RISCHIO CONGELAMENTO

di FRANCESCO LOI

di FRANCESCO LOI Clima tutt’altro che rasserenato nel Pd due giorni dopo l’elezione di Alessio Lari a nuovo segretario provinciale. In città le principali scintille. C’è chi esce allo scoperto, come...

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di FRANCESCO LOI

Clima tutt’altro che rasserenato nel Pd due giorni dopo l’elezione di Alessio Lari a nuovo segretario provinciale. In città le principali scintille. C’è chi esce allo scoperto, come l’ex consigliere comunale Antonio Dell’Omodarme - vicino ai dalemian/bersaniani - che si è autocandidato al ruolo di segretario cittadino criticando la nuova direzione renziana del partito, dal livello regionale a quello locale. Ma c’è anche chi lancia siluri dietro le quinte: «La partita doveva essere chiusa tutta insieme, nuovo segretario provinciale e nuovo segretario comunale, così diventa tutta una palude».

L’elezione di Lari è stata sofferta, voluta con forza da Antonio Mazzeo, numero due del partito regionale dopo Parrini. L’assemblea provinciale ha spinto Lari sulla principale poltrona di via Fratti a maggioranza, ma senza dimenticare la cinquantina tra schede bianche e voti contrari. Lari dovrà reggere per circa un anno e mezzo, prima del congresso. Nel frattempo ha attorno una segreteria-mosaico con esponenti di tutte le correnti. Un equilibrio non si sa quanto stabile.

Invece l’intesa sul leader cittadino sembra un’impresa ai limiti dell’impossibile. Nemmeno il nome di Giovanni Viale, ex assessore comunale al bilancio, ora a fianco del presidente/sindaco Filippeschi in Provincia, mette d’accordo tutti. Sembra proprio una riproposizione del braccio di ferro tra la parte storico-comunista del partito ed i renziani visto alle recenti regionali. L’uscita di Dell’Omodarme è già un primo stop alla candidatura condivisa, ma anche il modo per accendere il duello. Intanto gli schieramenti si posizionano, ultimi gli ex civatiani rimasti nel Pd (ReteDem): loro invece sono a favore di Viale.

Spiragli per chiudere subito un accordo non se ne vedono. Complice il clima pre-ferragostano, si parla di rinvio a settembre. Decisione congelata, come il Pd. E sullo sfondo la grande lotta per il prossimo candidato sindaco. Per ora il post-Filippeschi sembra soprattutto una corsa a “bruciare” tutti quelli che provano a mettere la testa fuori.

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