Attenzione
Sesso estremo con bisturi «Processate quel medico»
Accusa di peculato per un dipendente ospedaliero, archiviazione per la partner Gli strumenti usati negli incontri sadomaso erano di proprietà dell’Aoup
PISA. Lei è fuori dal processo. Per lui, invece, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di peculato.
Sono gli amanti del sesso estremo, praticato con tagli e suture delle parti intime femminili in incontri consumati anche in ambiente ospedaliero. La comune passione inconfessabile è venuta alla luce per una dimenticanza: si erano scordati una chiavetta Usb ricca di immagini e video espliciti nei camici che l’Aoup, di cui sono dipendenti, porta a lavare in un impianto industriale di Ponsacco.
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Il medico di Cisanello, 48 anni, pisano, comparirà davanti al gup per rispondere del reato di peculato perché, stando alla Procura, avrebbe preso bisturi e altro materiale sanitario, usato nei rendez vous a luci rosse, di proprietà dell’azienda ospedaliera. La donna, tecnico di radiologia a Cisanello, quarantenne della provincia livornese, non è stata ritenuta responsabile del reato contestato al compagno di giochi erotici. Usufruiva, si fa per dire, di quegli strumenti, ma non era lei a portarli fuori dall’ospedale. Lo faceva, nell’ipotesi dell’accusa, il medico a casa del quale è stato trovato dai carabinieri il materiale con timbri dell’Aoup e indicazioni chiare sulla proprietà degli strumenti di piacere-dolore negli amplessi sadomaso. Non è stato creduto quando ha spiegato che quelle attrezzature erano di sua proprietà o, comunque, che non era sua intenzione appropriarsene per un uso privato.
Gli incontri avvenivano negli ambulatori dell'ospedale, in studi privati ma anche in un camper parcheggiato nella zona di Collesalvetti di proprietà di un amico del medico. Una varietà di location per mettere in scena quello che poi veniva fotografato e filmato in una sorta di racconto per immagini che metteva insieme i vizi privati alimentati con strumenti pubblici destinati alle cure dei malati.
La disattenzione per aver lasciato una chiavetta Usb nel camice di uno degli indagati, poi ritrovata da un addetto della lavanderia che ha in appalto il servizio dell'Aoup, ha dato il via alle indagini. Immagini forti che in un primo momento avevano fatto temere che la donna potesse essere vittima di una violenza considerati i dettagli di parti intime alle prese con bisturi e punti di sutura. Era l’esatto contrario. La partner dichiarò ai militari di essere consenziente e, d'intesa con il medico, di non aver utilizzato strumenti dell'azienda ospedaliera per gli incontri di piacere sadomaso. «Sono fatti nostri, è la mia vita privata» aveva ribadito agli investigatori costretti a indagare nell’intimità dei due amanti, destinati a restare segreti se non avessero dimenticato nel camice quella pennetta dalla memoria imbarazzante.
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