Il Tirreno

Pisa

Duomo, braccio di ferro «Torneremo in piazza»

di Daniele Benvenuti

Nuova proposta degli ambulanti al Comune per tornare nei loro posti originari «Siamo pronti a mettere solo banchi mobili ed a vendere prodotti tipici»

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PISA. Dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale uno degli articoli del decreto Franceschini (Art Bonus), quello più strettamente connesso alla possibilità di revocare le concessioni di suolo pubblico alle attività ambulanti presenti in luoghi di particolare valore artistico, la questione dei bancarellai di Piazza dei Miracoli (ora in piazza Manin) è tornata di attualità. Come di attualità è tornato il piano del commercio su aree pubbliche, strumento che permette di modificare eventualmente l’attuale stato delle cose.

Decreto Ronchey. Un piano, ricordiamo, che risale al 2001, e che era stato chiamato a sanare la questione del decreto Ronchey che prevedeva la rimozione delle strutture all’interno di Piazza dei Miracoli. Decreto perentorio per quei banchi cosiddetti a “vincolo diretto”, cioè posti sul marciapiede delle piazza a ridosso del prato (spostati poi in via Cammeo nelle “piramidi”), meno invece per quelli a “vincolo indiretto” (appunto i bancarellai lungo il muro delle Sinopie).

Il trasferimento. Al di là delle battaglie legali, gli ambulanti alla fine ottennero una garanzia di continuità della loro attività quando l’allora sindaco Fontanelli (l’assessore al commercio era Viale) realizzò un accordo con il ministero: la permanenza delle bancarelle in Piazza dei Miracoli in attesa del trasferimento nella sede definitiva allora indicata nella caserma Bechi Luserma, da trasformare nel nuovo terminal turistico cittadino. E quel piano del commercio per l’area del Duomo (Piazza dei Miracoli, via Maffi e piazza Arcivescovado), quindi, venne calibrato con quella finalità a cominciare dal tipo di strutture che avrebbero dovuto essere realizzate nel periodo di transizione.

Strutture mobili. Prescrizioni che sembrano tornare di grandissima attualità nell’ipotesi, ancora tutta da verificare, di un rientro dei banchi nella loro sede originaria al termine dei lavori al Museo delle Sinopie (l’ultima proroga del cantiere scadrà il 30 settembre prossimo) e soprattutto già contemplati nell’attuale piano, ma finora mai applicati. Piano che infatti così recita: «Fino alla realizzazione del nuovo terminal turistico alla Bechi Luserna, gli operatori potranno esercitare la loro attività nei posteggi assegnati a queste condizioni: le strutture dovranno essere sostituite con altre strutture mobili, da realizzarsi secondo un prototipo elaborato dall’amministrazione comunale, sentite la Soprintendenza e le associazioni dei commercianti». E ancora: «L’esercizio del commercio sarà consentito tutti i giorni dalle 8 alle 20. Al termine della giornata i posteggi dovranno essere liberati dalle strutture mobili che dovranno essere ricoverate in appositi locali e spazi». Strutture mobili che i bancarellai ripropongono oggi per il loro rientro in piazza.

Merce in vendita. Un altro aspetto fondamentale riguarda la tipologia di merci vendute e soprattutto quel salto di qualità necessario, visto il luogo, al quale peraltro gli ambulanti non si sono mai opposti. Anche in questo caso l’attuale piano del commercio ha un comma dedicato che così recita: «I beni messi in vendita nelle strutture mobili devono consistere esclusivamente in prodotti di artigianato locale, piccolo antiquariato, stampe antiche e moderne, mappe, cartoline, aventi ad oggetto beni artistici». E ancora: «Per i posteggi alimentari è consentita la vendita di prodotti tipici non deperibili confezionati». Infine i divieti: «Non sono ammesse merci offensive del pubblico decoro, merci tipiche dei mercati settimanali o abitualmente messi in vendita in essi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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