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Pisa

«Treni insicuri, ci sono pochi agenti»

«Treni insicuri, ci sono pochi agenti»

Denuncia del sindacato di polizia. Solidarietà dei senegalesi alla ragazza violentata

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PISA. «Ci teniamo a portare la nostra solidarietà alla ragazza vittima di violenza nel treno. Chiediamo al Tirreno di essere un tramite per farle arrivare la nostra vicinanza». La comunità senegalese toscana è ancora scossa per «il gestaccio»: così lo chiama il presidente Diop Mbaye, in segno di condanna. Un loro connazionale è stato arrestato l’11 luglio perché incastrato dalle telecamere di videosorveglianza montate sul vagone. E ora, passato il momento del dolore, i senegalesi vogliono far capire che alla vittima che non deve sentirsi sola e che ha tutto il loro appoggio.

Intanto non si placa l’eco della polemica sulla sicurezza. Pietro Taccogna, dirigente del sindacato di polizia “Lo scudo”, commenta: «Siamo amareggiati ogni volta che lanciamo un allarme, perché il “può succedere” interessa a pochi. Quando invece i fatti succedono si rincorre l’episodio. Ma quello che manca in Italia è la cultura della programmazione della sicurezza». Non è finita: «Non c’è prevenzione, si lavora solo sull’emergenza e sull’emotività. Era evidente che sarebbe successo quell’episodio sul treno ed è gravissimo che tutti (metto destra e sinistra nello stesso calderone dell’inconcludenza) diano l’impressione di non capire che era solo una questione di tempo».

Taccogna riporta alcuni dei racconti fatti dai suoi colleghi della Polfer: «Di notte circolano sui treni persone di varia umanità. Il capotreno che deve fare? Andare a fare un controllo dei biglietti e prendersi un insulto nella migliore delle ipotesi. Si chiude nel suo compartimento, vicino al macchinista». Alla fine è una questione di fondi: «Negli ultimi sette anni sono stati tagliati più di quattro miliardi. Se garantiamo la sicurezza in stazione, siamo criticati perché lasciamo sguarniti i treni, e viceversa. Ma non abbiamo il dono dell’ubiquità e con questi numeri d’organico e senza straordinari è impossibile coprire il servizio, nonostante tutte le alchimie che si possono inventare».

I numeri: 12.000 sono gli agenti della Polstrada e sono ritenuti insufficienti. Figuriamoci che cosa si può fare con 4.500 persone della Polfer. Affondo finale di Taccogna: «Le campagne elettorali si vincono sulla sicurezza e poi non si fa nulla, dando la colpa al governo precedente. E dopo l’estate ci aspettiamo che il ministero riparta all’attacco con nuove previsioni di chiusura dei presìdi».

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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