Il Tirreno

Pisa

San Paolo a Ripa d’Arno il duomo vecchio dei pisani

di Gianluca Campanella
San Paolo a Ripa d’Arno il duomo vecchio dei pisani

La chiesa fu location di “Good Morning Babilonia”, pellicola dei fratelli Taviani Negli ultimi anni è caduta in uno stato di degrado, mancano i fondi per il restauro

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PISA. Prima che i fuochi d’artificio della Luminara fossero sparati da più piattaforme in Arno, i pisani dalla vista buona e dai piedi in salute andavano a guardare lo spettacolo pirotecnico in piazza San Paolo a Ripa d’Arno. Può sembrare secondario, eppure testimonia quanto quell’angolo suggestivo sia nel cuore dei cittadini. E proprio con la chiesa di San Paolo si chiude oggi la collana “Pisa di notte”, composta di 24 stampe in regalo con il nostro giornale, partita il 25 giugno.

Zattere in Arno. Il progresso rende comoda la vita e sembra che tolga un po’ di poesia: da pochi anni tutti guardano i fuochi senza difficoltà, perché sono almeno sette le piattaforme galleggianti sul fiume da cui parte lo show. E non c’è da pestare piedi e farsene pestare per arrivare attraverso un muro umano di 100.000 persone fin laggiù. Tuttavia un po’ di magia si è persa: che fine ha fatto la contro processione di San Ranieri? Che fine hanno fatto i bambini che mangiavano polvere bruciata quando il vento girava e i resti dei fuochi arrivavano a terra? I piccoli commentavano: «Ma il cielo ci è caduto addosso?». Mentre la contro processione era una cosa da adulti. Un attore vestito da patrono, si faceva portare in spalla fino a San Paolo. E lì, con damigiane di vino, qualche scherzo e tanta voglia di divertirsi andava in scena la versione in vernacolo degli antichi ditirambi.

Il set. La passione per la sceneggiatura deve essere una vocazione del posto. Fu proprio quella piazza il set scelto dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani per girare alcune scene del film “Good Morning Babilonia”. Si tratta della storia di due fratelli scultori toscani, Nicola e Andrea Bonanno. Che, dopo essere emigrati da Pisa negli Stati Uniti e aver avuto fortuna a Hollywood, fanno ritorno nella città della Torre allo scoppio della Prima guerra mondiale. La chiesa appare prima isolata, ma salva, in mezzo alle macerie mentre i bombardamenti continuano e i soldati vi passano di fronte. I due fratelli giacciono feriti, pensano alla probabile morte, ma fissano e poi imbracciano la telecamera vicina che un commilitone portava con sé. Così i due protagonisti dicono: «Quando ripasseranno di qui, la raccoglieranno. E i nostri figli potranno conoscerci». Brividi.

La peste. Quella piazza è sempre stata un po’ luogo sui generis: per esempio, nel 1630 si diffuse a Pisa una tremenda epidemia di peste bubbonica. Jacopo Arrosti, illustre concittadino in quel periodo, ne scrisse una cronaca pubblicata nel 1654 in cui annota i seimila morti in centro; quando la città fu «alquanto libera, fulminava il contagio a Cascina, Calci et altri luoghi». Perciò si dispose che i contadini non «portassero robba a vendere» dentro la città e presso San Paolo a Ripa d’Arno fu allestito uno dei luoghi in cui «ogni uno dalla città andava a provvedervi»; ma dovevano essere solo gli uomini «che non havevano praticato con persone infette». Nel 1632 iniziò la quarantena. Già dalla fine del Medioevo l’area intorno alla chiesa era un po’ emarginata, a causa dei terreni bassi, paludosi e soggetti a incursioni dal mare. E nel XVIII secolo le cronache annotano che i pozzi in piazza sono buoni per massimo dodici anni, poi la loro acqua si mescolava con il salgemma proveniente dal mare.

Brevi spot. Ci sarebbero da dire milioni di cose: San Paolo è la chiesa più antica di Pisa, non a caso indicata come “duomo vecchio”. Oppure il degrado in cui versa oggi, con il tetto pieno di infiltrazioni d’acqua e una parete sprofondata nel terreno (situazione dovuta alle falde sotterranee, «malattia endemica in Pisa» per il naturalista Giovanni Targioni Tozzetti, 1712-1783); in attesa di fondi la chiesa è chiusa. Ancora, la piazza è uno dei pochi giardini pubblici (forse l’unico) in cui si possono trovare alberi di ulivo in città. Infine, che sul retro della chiesa sorge la splendida cappella di Sant’Agata, di cui si dice che «fu eretta per celebrare la conquista di Palermo da parte dei pisani». Ogni elemento è un piccolo spot per San Paolo e per Pisa; un piccolo spunto di riflessione sulla vita; un inno alla bellezza. In 24 immagini scattate di notte abbiamo cercato di fare questo: grazie agli sponsor (Farmondo, G.T. Auto, Centro “Le Querciole” e Banca Popolare di Lajatico) e grazie agli scatti di Fabio Muzzi e ai commenti di Marco Barabotti abbiamo cercato di ricordare com’è facile amare Pisa. Se vi è venuta voglia di rispettare la città, è stato utile. Oltre che bello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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