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Machete alla gola e botte «Apri tutte le cassaforti»

Machete alla gola e botte «Apri tutte le cassaforti»

Irruzione nella villa della vedova del professor Servadio in località Cafaggio In azione una banda di quattro uomini. La donna: «Mi hanno colpito più volte»

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SAN GIULIANO. «Apri la cassaforte». E giù botte e strattoni, senza il minimo accenno di pietà. Più, non bastasse, un machete puntato alla gola. Irruzione con rapina in una villa alle porte della città da parte di una banda di quattro uomini. Ad essere aggredita Gigliola Cenciarini, vedova del professor Luciano Servadio, storico direttore della clinica chirurgica dell’ospedale Santa Chiara. La donna, per le percosse subite, è stata portata al pronto soccorso, ma è stata dimessa dopo qualche ora. Ingente il bottino: non ancora definito, ma di svariate decine di migliaia di euro, tra orologi e gioielli. Ma tanta, soprattutto, la paura.

E’ successo tutto nella notte tra sabato e domenica. La signora Gigliola, 75 anni, stava dormendo («però ho il sonno leggero») quando intorno alle 2,15 ha sentito dei rumori. «Mi sono alzata, ho acceso la luce e d’istinto ho chiesto: chi è? Ma ben sapevo ormai cosa poteva accadere», ci racconta nella sua villa in località Cafaggio, cui si accede dalla statale del Brennero; siamo nel territorio di San Giuliano, ma le prime case di Porta a Lucca in linea d’aria sono vicine.

La donna non ha fatto in tempo ad aprire bocca per lo stupore che il drappello di banditi l’ha subito bloccata. «Quattro ceffi incappucciati», così li descrive a poche ore dalla bruttissima avventura, ma con spirito forte e senza rinunciare ad un tocco di ironia. «Esco spesso, proprio l’altra sera sono rimasta in casa: magari non li avrei incontrati». Con lei abita uno dei suoi tre figli, ma sabato era fuori.

I quattro sono entrati presumibilmente da un cancello facilmente scavalcabile nel parco intorno alla villa. La zona è decisamente buia. Ma hanno dato tutta l’impressione di sapersi muovere in modo assai consapevole. Praticamente a colpo sicuro sono andati sul retro dell’abitazione dove c’era una scala, utilizzata per salire al piano superiore dove si trovano le camere.

Lì sono cominciate le minacce e le prime percosse, qualche ceffone che ha procurato lividi e soprattutto un colpo alla pancia, motivo poi della richiesta di soccorso medico. Una delle primissime cose che hanno fatto è prendere il telefono cellulare vicino al letto in modo che non potesse in qualche modo chiedere aiuto.

La signora Gigliola prosegue: «Ho cercato di fare un po’ di teatro, dicendo che mi sentivo male». Ha provato così a prendere tempo, magari gli intrusi si sarebbero un po’ tranquillizzati. Invece è spuntato il machete, che il “commando” ha trovato in casa. Hanno poi preso la signora di peso portandola al piano di sotto. Dove la domanda è stata secca, decisa: «Apri le cassaforti». Poi la minaccia più grande: «O ti ammazzo». Dei quattro uomini, due sono stati sempre zitti. Uno, ha detto l’aggredita, era straniero. Uno invece italiano: «Sono originario di Napoli», le ha detto. Simulava? Era il più tranquillo, forse il capo del gruppo. La donna è rimasta in ostaggio a lungo, un paio di ore. I rapinatori cercavano oro e gioielli. «Oggetti facilmente trasportabili, ho mostrato loro l’argento, lo hanno rifiutato».

Non hanno mai avuto fretta, l’obiettivo era arrivare a costringere la donna ad aprire due cassaforti. Obiettivo centrato: hanno portato via, tra l’altro, due Rolex. Il gruppo dei quattro è stato facilitato ad entrare non essendo la villa dotata di un impianto d’allarme. Infine per uscire hanno forzato, danneggiandola, la porta d’ingresso e si sono dileguati nella notte. A quel punto, passate le due lunghe e terribili ore, la signora Gigliola ha potuto contattare uno dei figli per spiegare l’accaduto e chiedere aiuto.

E’ subito intervenuta una pattuglia dei carabinieri, che ha chiamato la guardia medica. Per sicurezza, la donna è stata portata al pronto soccorso. E’ rientrata a casa a mattina inoltrata, dove è stata sentita di nuovo dai carabinieri del Reparto operativo. Le indagini sono in corso.

Francesco Loi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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