Il dolore
Il senegalese alla sbarra per lo stupro
Intato il Libero Sndacato di Polizia chiede una norma che introduca la castrazione fisica per i colpevoli di violenza sessuale
PISA. Oggi il giovane senegalese accusato dello stupro sul treno - e del quale gli inquirenti non hanno fornito il nome - potrebbe comparire in tribunale per il processo. Deve rispondere di violenza sessuale ai danni di una ventenne pisana aggredita su un convoglio Livorno-Pisa l’11 luglio. Il quadro probatorio a suo carico - dicono gli inquirenti – è talmente pesante - c’è un filmato - che la sentenza sembra scontata.
La comunità senegalese. «L’uomo che ha violentato la ragazza sul treno è un mio connazionale, ma non ha nulla a che vedere con i valori della nostra gente». Diop Mbaye abita a Livorno ed è il rappresentante delle comunità senegalesi in Toscana. E rimasto molto scosso nell’apprendere la notizia dello stupro. Diop l’aveva già detto sabato e ieri l’ha ribadito: «La comunità senegalese è pronta a incontrare quella giovane, ovviamente se lei lo vorrà. Vogliamo farle sentire tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza. Chi stupra non è un uomo e il senegalese che si è macchiato di un simile crimine non ha nulla a che vedere con i nostri valori».
Il sindacato di polizia. Sullo stupro in treno è intervenuto ieri, con un durissimo comunicato, il Libero Sindacato di Polizia (Lisipo), presieduto da Antonio de Lieto. «L'ennesimo caso di brutale, vile e vigliacca violenza, questa volta ai danni di una studentessa, sul treno regionale Livorno-Pisa, lascia sgomenti e disgustati - dice de Lieto - Un senegalese ha pensato di dare sfogo ai suoi istinti, aggredendo la povera ragazza e violentandola, approfittando dello shock e del terrore della vittima. Grazie alle immagini registrate dall'apposito apparato presente sulla carrozza, il senegalese è stato arrestato dalle forze di polizia. Tanti extracomunitari, invece che ringraziare l'Italia e la sua gente, scambiano il nostro territorio nazionale per "zona franca", dove poter rubare, violentare e commettere impunemente ogni sorta di violenza. Troppo garantismo diventa, troppe volte, permissivismo». Secondo de Lieto, «chi si rende responsabile di atti di violenza sessuale, così raccapriccianti e brutali, merita la castrazione, ma non quella chimica, peraltro reversibile, ma quella praticata con il bisturi e, siccome siamo un Paese civile, è necessaria una legge che preveda questo provvedimento. C'è da augurarsi che il nostro Paese abbia il coraggio di introdurre un provvedimento che farà rimanere perplessi molti benpensanti. Il Libero Sindacato di Polizia ritiene che nessuno potrà mai ripagare chi subisce una violenza del genere, sul proprio corpo, con lo sconquassamento della propria anima».
«Esiste un piano di ridimensionamento dei posti di polizia ferroviaria - conclude il leader nazionale del Lisipo - e i fatti dimostrano che la chiusura di alcune decine di presìdi di polizia, in ambito ferroviario, è un'assurdità. Sarebbe più che opportuno incrementare la presenza della polizia, lungo tutta la rete ferroviaria, proprio per contrastare la recrudescenza di crimini ed abusi, in ambito ferroviario».
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