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Pisa

Sequestrata una casa di riposo abusiva

Sequestrata una casa di riposo abusiva

Trovati sette anziani in una struttura non adeguata. Il provvedimento della magistratura dopo un controllo dei Nas

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PISA. La porzione di una villa, adibita in modo abusivo a “casa famiglia” per anziani, è stata sequestrata ieri a Barbaricina dai carabinieri del Nas (Nucleo per la tutela della salute) di Livorno, coadiuvati dai carabinieri di Pisa. La struttura è Villa Lia e Miana, gestita da una donna rumena di 53 anni che sembrerebbe in possesso di un titolo di infermiera non riconosciuto dallo Stato italiano.

Secondo le notizie fornite dai carabinieri, nel corso di un controllo è stata rilevata la presenza di anziani non autosufficienti, ospitati in alcune camere prive dei più elementari requisiti strutturali (assenza di servizi igienici assistiti, presenza di barriere architettoniche, assenza di infermeria e altro) e gestiti da personale non qualificato, dove anche la somministrazione delle terapie avveniva ad opera di persona sprovvista di titoli professionali. È scattato così il provvedimento di sequestro preventivo emesso dall’autorità giudiziaria. Alla donna sono stati contestati una serie di irregolarità, tra cui la più grave è l’ipotesi di reato di “abbandono di minori o incapaci” (articolo 591 del codice penale).

Raggiunta a telefono, la titolare Miana Stanciulescu ha dichiarato: «Vi ringrazio perché mi date la possibilità di spiegare il mio punto di vista. Vi faccio chiamare dai miei legali nei prossimi giorni. Ma ci tengo a specificare una cosa: qui hanno chiuso la casa famiglia solo per questioni burocratiche, non per maltrattamenti. Anzi, i miei ospiti si sono messi a piangere perché erano costretti ad andare via. Avevo anche una persona di 101 anni».

Al momento del sequestro, infatti, i militari hanno trovato solo una persona al lavoro nella struttura e sette anziani affetti da gravi patologie psicofisiche, per i quali è stato subito disposto il trasferimento garantendo agli stessi una più adeguata collocazione. Il comandante dei Nas di Livorno, capitano Gennaro Riccardi, spiega che in pratica la struttura sarebbe idonea per l’accoglienza, ma non per l’assistenza: se i sette anziani fossero stati lì in perfette condizioni di salute, la vicenda avrebbe potuto avere un esito diverso; ma il fatto che le persone fossero malate ha determinato l’ipotesi di esercizio abusivo di una professione, per la quale mancavano i titoli e le attrezzature. Sempre Stanciulescu aggiunge: «Quando sono arrivati qui i miei ospiti erano tutti autosufficienti. Si sono ammalati dopo».

Secondo il racconto della donna, i carabinieri sono stati molto gentili e si sono detti dispiaciuti per quanto stava accadendo. Durante il sequestro non sono stati rinvenuti libri contabili o simili e questo fa dedurre anche che nella casa famiglia presumibilmente non ci fosse una contabilità ufficiale. Non è stato possibile pertanto ricostruire quanto i familiari degli anziani pagassero per tenere in quel luogo i loro cari. L’indagine sulla struttura si inserisce in una più ampia attività di monitoraggio delle strutture ricettive per anziani che i Nas, insieme all’Arma territoriale, eseguono costantemente a tutela dei cittadini, a maggior ragione nella stagione estiva dove il fenomeno si intensifica maggiormente. (g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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