Il Tirreno

Pisa

«Chiediamo perdono a quella ragazza»

di Carlo Venturini
«Chiediamo perdono a quella ragazza»

Diop Mbaye, rappresentante della comunità senegalese: mi auguro che l’aggressore non venga liberato dopo pochi mesi

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PISA. «La comunità senegalese dovrebbe chiedere di incontrare la ragazza che ha subito la violenza sessuale sul treno, anche se il fatto non ha una valenza etnica». Lo chiede l’assessore alle politiche per l’immigrazione, Sandra Capuzzi. E la risposta della comunità senegalese non si fa attendere, con il rappresentante Diop Mbaye che dice: «Chiedo perdono a quella giovane. Lo faccio a nome di tutta la comunità senegalese. Ora la giustizia faccia il suo corso senza rimettere in libertà dopo pochi mesi chi ha compiuto un gesto così orribile». Mbaye non usa mezzi termini nel condannare lo stupro. E aggiunge: «Se la ragazza lo vorrà e se la questura ce lo permetterà, vorrei incontrare la vittima per farle sentire la vicinanza dell’intera comunità senegalese».

Le cronache cittadine non ricordano alcun caso di stupro o violenza sessuale (almeno in tempi recenti) da parte di un senegalese. «Non so come questo giovane senegalese abbia potuto fare una cosa del genere – dice Mbaye – perché se anche non avesse avuto una fidanzata, una moglie, una sorella, dovrebbe comunque capire che ogni donna è madre e le madri si rispettano perché non esiste un uomo senza una madre».

L’assessore Capuzzi avverte: «Non facciamone un caso etnico, qui si tratta di rispetto delle regole, del codice penale, della Costituzione. Chi sgarra deve pagare sia costui un italiano, un cinese o un africano poco importa».

La situazione sul fronte dell’immigrazione è in questi giorni molto calda, basti pensare al caso dei profughi, decine dei quali accolti anche nella nostra provincia.

Mbaye insiste sulla giustizia, perché «gente del genere non deve tornare in libertà dopo pochi mesi, magari per pianificare un nuovo stupro, e quindi la società si deve difendere da queste persone allontanandole dalla comunità».

«Al di là di tutto – interviene ancora Capuzzi – oggi dobbiamo raccontare di un nuovo vile attacco alla dignità ed all’incolumità di una donna. Un episodio che è avvenuto oltrettutto in circostanze particolari, dato che si è verificato su un treno in pieno pomeriggio».

«Non nascondo che quanto successo alla ragazza – continua Mbaye – mi arriva come una pugnalata al cuore e mi vergogno che un mio connazionale si possa essere macchiato di una vergogna che in un modo o nell’altro può gettare un’ombra sulla nostra gente».

Il rappresentante della comunità senegalese si lascia andare all’amarezza quando si sofferma sul fatto che tanti senegalesi sono perseguiti perché vendono merce contraffatta: «È vero che compiono un danno economico, ma è meglio perseguire chi fa violenza, questi sono i veri criminali e non chi per sopravvivere vende merce contraffatta».

Per l’assessore Capuzzi, «i media giocano un ruolo importantissimo affinché questo fatto non venga presentato come un atto criminoso dalla valenza e dal sapore etnico. Il rischio è che si strumentalizzi un singolo episodio per attaccare gli immigrati».

La comunità senegalese è da sempre una delle più numerose in città e non si è mai verificato un episodio criminoso di tale portata. «Mi auguro che non si verifichino più fatti del genere. Torno a chiedere perdono alla ragazza», conclude Mbaye.

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