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Aeroporti, mani più libere per la vendita delle azioni

Aeroporti, mani più libere per la vendita delle azioni

La modifica dello statuto abbassa ancora la quota di partecipazione pubblica Il sindaco: «Valutazioni in corso». La Provincia cede, incognita Fondazioni

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PISA. Davanti alle nomine dei nuovi vertici e del cda di Toscana Aeroporti, un po’ sotto silenzio è passata nell’assemblea degli azionisti la modifica dell’art. 6 dello statuto della società. A cosa serve questa modifica? «Ad adeguare la misura minima della partecipazione pubblica nel capitale sociale alla percentuale prevista di tempo in tempo dalla normativa applicabile».

In pratica, non essendo più in vigore la precedente legge che prevedeva un minimo del 20%, l’assemblea ha deciso di abbassare ulteriormente la soglia minima di partecipazione pubblica al capitale sociale. Il taglio è a un quarantesimo del capitale sociale, ovvero al 2,5%. Un numero che, per usare le parole del sindaco Marco Filippeschi in consiglio comunale, «cambia lo scenario».

A prima vista, questo rende più semplice la vendita delle azioni in mano ai vari enti locali dopo che la maggioranza è passata ai privati, con Corporacion America da sola oltre il 51%. Ma c’è chi fa presente: è anche un modo per non tenere “prigionieri” gli enti in una situazione così mutata.

Le riflessioni sono iniziate: chi vende? La Provincia di Pisa, presieduta dallo stesso Filippeschi, lo aveva già dichiarato formalmente: le amministrazioni provinciali sono in fase di dismissione ed hanno i loro problemi a far quadrare i conti. Per questo era già stata chiesta agli altri enti dalla Provincia (che ha il 4,91%) una sorta di corsia preferenziale per la vendita azionaria.

Ma il ragionamento appena avviato («ancora tutto da sviluppare», avverte il sindaco) è più ampio. Alcuni paletti, o almeno indicazioni forti, sono comunque stati posti. «Il governatore Rossi - ha ricordato Filippeschi - ha richiamato i soci alla coesione, a mantenere la capacità di indirizzo strategico anche essendo minoranza». Il richiamo all’unità di Rossi, dopo che proprio la Regione, aderendo all’Opa, aveva fatto saltare il patto tra enti pubblici, può sembrare strano. Ma lo è meno se si considera che la Regione, avendo mantenuto comunque il 5% sia in Sat che in Adf, anche dopo la fusione tra società è l’ente pubblico con il maggior numero di azioni (5,03%).

Non è detto però che le valutazioni degli enti pubblici (pisani e fiorentini) coincidano alla fine con quelle delle Fondazioni, che «hanno natura differente», come sottolinea il sindaco. L’azionista Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze possiede il 6,58% del capitale sociale, la Fondazione Pisa il 4,57%. Dunque, potrebbe in teoria venir meno l’interesse della Fondazione a rimanere in Toscana Aeroporti. E allora il complesso di enti e Fondazioni vedrebbe svanire quella quota complessiva di almeno il 33% che serve per condizionare le operazioni straordinarie, rappresentando un’indubbia forma di controllo rispetto all’azione del privato. La Provincia di Pisa ha il 4,91%, il Comune il 4,48% e la Camera di Commercio il 4,17%. «Ci consulteremo tra soci - ha concluso Filippeschi - e faremo tutte le valutazioni».

Francesco Loi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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