Il Tirreno

Pisa

Niente truffa all’Asl, assolto medico del 118

Il pm ipotizza il reato di calunnia per alcuni testi. Il dottore ha chiesto i danni e gli arretrati all’azienda

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PISA. Piena assoluzione per un medico del 118, da oltre un anno e mezzo in aspettativa e in servizio in un ospedale di Londra, accusato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa ai danni dell'Asl 5.

La sentenza è arrivata ieri pomeriggio dopo mezz’ora di camera di consiglio. Il giudice Paola Giovannelli ha assolto Daniel Andrew Giannelli, 57 anni, di Tirrenia, perché il fatto non sussiste accogliendo la richiesta del pm onorario, Giovanni Pepe e dell’avvocato difensore, Carlo Porcaro D’Ambrosio. La parte civile, il legale Patrizio Pugliese, in rappresentanza dell’Asl, ha chiesto la condanna del medico che alla lettura della sentenza è scoppiato in lacrime abbracciando la moglie.

«Il dottor Giannelli è una persona perbene e questa sentenza lo ha dimostrato» sottolinea l’avvocato Porcaro D’Ambrosio. Il pubblico ministero ha chiesto al giudice di trasmettere gli atti alla Procura per il reato di calunnia nei confronti di alcuni testimoni dell’Asl che hanno reso dichiarazioni in aula contro Giannelli. Il medico, all’epoca dei fatti operativo al 118 di Pontedera, era accusato di aver alterato il sistema di rilevamento della presenza in servizio per i turni di reperibilità, selezionando falsamente sulla macchinetta timbratrice, che attesta la presenza in servizio, una voce relativa all'orario di reperibilità oppure firmando il modulo cartaceo attestante sempre la presenza in orario di reperibilità, quando invece prestava servizio nell'orario ordinario, pagato in misura minore rispetto all'orario di reperibilità, pagato come straordinario. Così facendo avrebbe indotto in errore l'Asl 5 sullo svolgimento dell'orario di reperibilità, procurandosi un ingiusto profitto rappresentato dalla maggior retribuzione per le ore non autorizzate di orario di reperibilità. Accuse che in dibattimento non sono state provate. Anzi, il medico ha iniziato una causa di lavoro per mobbing nei confronti dell’azienda sanitaria e ha chiesto il pagamento di circa mille ore di lavoro non retribuito. La causa civile mira a «ottenere la remunerazione del plus orario accumulato e di specifici turni di servizio svolti e mai retribuiti, il risarcimento del danno all'integrità psico-fisica derivante dall'assegnazione di turni di servizio in violazione delle prescrizioni in tema di riposo minimo garantito e il risarcimento dei danni morali e all'immagine-reputazione professionale derivanti da una serie di comportamenti vessatori posti in essere nei suoi confronti a partire da settembre 2012».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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