Il Tirreno

Pisa

Da luogo di culto per secoli a nuovo tempio della movida

di Gianluca Campanella
Da luogo di culto per secoli a nuovo tempio della movida

La “moderna” piazza Gambacorti è stata inaugurata proprio dieci anni fa Il suo utilizzo è cambiato più volte: è stata anche scuderia e sede del mercato

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Tra le mille metamorfosi che ha subìto piazza Chiara Gambacorti, la versione attuale è una delle più gradevoli anche se è ancora presto per capire quanto longeva: lo slargo è stato inaugurato dieci anni fa, l’8 luglio 2005, dopo un lungo lavoro di riqualificazione. La stampa con la foto di piazza Gambacorti è la numero 21 (su 24) della collana “Pisa di notte” ed è in omaggio oggi con Il Tirreno: ogni scheda contiene uno scatto di Fabio Muzzi e un commento di Marco Barabotti.

Il nome. Intanto per i pisani il vero modo per indicare la piazza è “della Pera”, come il nome della via che vi confluisce, preso dal monolite funerario di quella forma (risalente forse all’epoca etrusca) che c’è all’imbocco del vicolo. Non è la prima volta che osserviamo cambi di nome in città; e non sarebbe più una novità. Ma quando è addirittura uno scrittore a certificarlo, è bello dare alla cosa un timbro di ufficialità. Infatti il giallista Marco Malvaldi un tempo viveva proprio lì e scrisse: «Quando devi dire a uno dove abiti, non dici “piazza Gambacorti”, dici “piazza della Pera”; un po’ come nei paesi qui intorno, dove si vedono i manifesti funebri con il soprannome scritto sotto il nome, altrimenti col cavolo che si capisce chi è morto».

Chiara chi? Tuttavia è doveroso ricordare la figura di Chiara Gambacorti, perché si è trovata in una storia più grande di lei e ha combinato un pasticcio. Vi ricordate Antigone? Dà sepoltura al fratello contro la volontà del re Creonte, perché la legge umana non può contraddire la legge divina; finisce che muoiono suicidi la fanciulla stessa e tutti i parenti del re, che maledice la sua stoltezza. La povera Chiara, che evidentemente aveva studiato, prova a fare il contrario: assecondare la legge divina. Le va meglio? Dipende dai punti di vista: corre l’anno 1392 e Tora (vero nome della donna, anche allora usava cambiare) è in clausura, mentre il padre Pietro è il Signore di Pisa. Il consigliere di quest’ultimo, Iacopo d’Appiano, ordina una congiura per uccidere tutti i maschi Gambacorti. Il fratello di Tora, che si chiama Lorenzo, riesce a scappare e va a chiedere rifugio nel convento della ragazza. Le rigide disposizioni di clausura vietano alle suore ogni contatto fisico con l’esterno e così Tora ubbidisce alla legge divina e rifiuta l’ingresso, causando la morte del suo consanguineo raggiunto dai sicari.

Morte. Detto con tutto il doveroso rispetto, la morte ha visitato più volte piazza Gambacorti: l’episodio più tragico avviene nel 1981 quando una fuga di gas causa tredici vittime e la distruzione di una vasta parte del fronte occidentale del luogo. Ne segue un lungo abbandono e conseguente degrado. Era sempre stato così in passato. Per esempio, la chiesa di San Lorenzo in Chinzica fu profanata nel 1784 e sembrava che i pisani non aspettassero altro: basta una pioggia abbondante che fa crollare il tetto e comincia la gara a chi porta via più oggetti, come marmi e interi pezzi di muro. Per oltre cent’anni la piazza è stata allora pittoresca bottega di maniscalco, poi scuderia di cavalli, che dormivano tra le colonne, unica testimonianza rimasta dell’antico luogo di culto. Per frenare la china discendente, negli anni Trenta del secolo scorso la piazza venne destinata a mercato delle verdure. Fino, appunto, al maledetto 1981.

Movida. La riqualificazione ha fatto rinascere piazza Gambacorti. Anche troppo secondo i suoi abitanti, che nell’ultimo decennio hanno spesso lamentato problemi di rumori notturni. Per un po’ era diventata quasi il centro del divertimento degli stranieri: le migliori feste Erasmus si sono svolte lì, inaugurate dalla comunità spagnola che ha praticato lo stile low cost (acquisto di grosse quantità di alcolici nei discount e consumo in loco fino a esaurimento scorte). La particolare acustica del luogo rende tutto ancora più difficile: l’arco di via San Lorenzino amplifica i suoni e chi dorme d’estate con la finestra aperta sente meglio a casa sua di chi è in strada. La movida è stata uno dei motivi per cui Malvadi ha lasciato il centro storico. Ce lo racconta lo scrittore: «La piazza è piena di gente che mangia, beve, chiacchiera e canta. Questo (…) a volte crea qualche disagio. Anni fa mi ricordo di aver spiegato a dei ragazzi (…) che alle quattro di notte di solito uno ha altre esigenze. Sarà stato il pigiama a righine, sarà stato il ferro da stiro impugnato, ma se ne sono andati subito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa