Il Tirreno

Pisa

pisa di notte

Piazza Carrara, la più amata dai Medici e dai Lorena

Gianluca Campanella
Piazza Carrara fotografata da Fabio Muzzi di notte
◗
Piazza Carrara fotografata da Fabio Muzzi di notte

Dedicata a un famoso giurista lucchese dell’Ottocento, è un luogo caro ai pisani. Nel tempo è stata sede di comizi e concerti, spazio gioco per i bambini e parcheggio

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Piazza Carrara, intitolata al famoso giurista Francesco Carrara, di natali lucchesi, è stata teatro della megalomania di due illustri famiglie – i Medici e i Lorena – ma non ha mai perso quel carattere autenticamente popolare (e mai popolano) che la rende nobile “a prescindere”. La foto che la immortala per la collana “Pisa di notte” è in regalo il 17 luglio con “Il Tirreno”, uscita numero 20 delle 24 stampe che compongono l’opera: ogni scheda ha un’immagine scattata da Fabio Muzzi e un commento di Marco Barabotti.

La statua. Il torneo “Chi se la tira di più, ma a ragione” si è svolto a distanza di secoli, eppure non perde di fascino. Il primo a scendere in campo è un certo Ferdinando I de’ Medici, che prima (1594-95) si fa costruire una statua a sua perpetua memoria; poi, forse vinto da sensi di colpa, fa qualche cosuccia per meritarsela: a confronto, Barack Obama – nel 2009 sulla “fiducia” Nobel per la pace – è un dilettante! Tra le azioni memorabili di Ferdinando, all’inizio del Seicento, ci sono lo spostamento della foce dell’Arno per evitare le inondazioni ricorrenti nella pianura pisana; oppure la costruzione della Loggia dei banchi per stimolare il commercio. D’altronde non è colpa sua se lo avevano educato così: in contemporanea alla statua che raffigurava se stesso (all’inizio posta in lungarno Pacinotti davanti a palazzo Reale, solo a fine Ottocento spostata in piazza Carrara) Ferdinando ne ordinò anche una con l’immagine di Cosimo, che tuttora campeggia in piazza dei Cavalieri. E spiegò il gesto con sobrie parole: «A durevole esaltazione della dinastia».

Ma a ragione. Bisogna però dare atto al signorino che si è dato da fare. In realtà, anche prima della propria statua ha dimostrato di tenere a Pisa: nel 1588 comincia la costruzione dell’acquedotto Mediceo e, per aumentare la popolazione della città, convince (con offerte che non si possono rifiutare) ebrei, marrani, portoghesi, inglesi, olandesi e provenzali a trasferire fiere e commerci a Pisa. Il risultato è lo spostamento degli equilibri economici e commerciali del Mediterraneo, con la città della Torre al centro. In diciotto anni il centro urbano passa da 700 a quasi 6.000 abitanti.

Altro concorrente. Passiamo ai Lorena, che usarono una tattica più mimetica, ma non meno efficace. Basta dare uno sguardo in piazza Carrara ed è impossibile non notare il sovrappasso, un ponte aereo che collega il palazzo granducale con la chiesa di San Nicola e forma un arco verso via Santa Maria. La modesta idea dei signori era di fare un unico passaggio su tutti gli edifici: per gli psicologi di scuola freudiana un chiaro richiamo alla figura della corona regale. Anche qui, però, si trova una facile giustificazione: Leopoldo I a posteriori è stato riconosciuto come uno dei più grandi legislatori dei tempi moderni e tra le sue azioni di governo il più famoso gesto è l’abolizione della pena di morte nel 1786, primo nel mondo.

La piazza oggi. Parcheggio d’auto, campo di calcio per i bimbetti, sede di comizi politici e sindacali, palco di memorabili concerti, piazza Carrara è stata tutto ed è un luogo caro ai pisani. Una delle attività più importanti che lì hanno sede è quella delle Edizioni Ets, fondata nel 1961. La sua storia è così bella che persino il luminare Michele Feo ne scrisse sulla prestigiosa rivista letteraria Belfagor nel 2001: il racconto è così divertente, che citarlo a tratti rischia di far perdere l’effetto. Il momento più bello è la fondazione: «Il patriarca Gianfranco Borghini faceva il segretario» amministrativo dell’allora Collegio Medico-giuridico (futuro Sant’Anna) e la moglie, la signora Mirella «vera ape operaia» nell’Editrice Vallerini, imparava tutti i trucchi del mestiere. Quando la Vallerini chiuse, «i coniugi Borghini, forse per riempire un vuoto, forse per amore, forse per pazzia (…) fondarono l’Editrice Tecnico-Scientifica» che negli anni è cresciuta fino ai giorni nostri, con oltre 4.200 titoli in catalogo, con una consolidata tradizione di saggistica universitaria, e una filosofia e rigore dietro ogni collana umanistica e di traduzioni. Sono le due sorelle Gloria e Alessandra a portare avanti l’attività, anche se tutt’oggi i coniugi Borghini spesso si affacciano in azienda. Ci vuole pazzia per essere editori nel 2015? Le due sorelle ridono e scherzano: «Ci vuole “pazzione”, cioè pazzia più amore. Ma se si punta alla qualità, alla fine ci sono i risultati». Una risposta universale.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa