Sicurezza
Omaggio al partigiano Cesare Salvestroni
La sua immagine sul nuovo Elenco Sì di Pisa. Il figlio Muzio: «Sono fiero di cosa fece mio padre»
PISA. Sulla copertina del nuovo Elenco Sì di Pisa campeggia l’immagine di Cesare Salvestroni, partigiano combattente e responsabile militare del Comitato di liberazione nazionale della provincia di Pisa, catturato dai nazisti nel maggio 1944 e deportato prima a Mauthausen e poi a Ebensee, dove morì il 2 marzo 1945. La fotografia lo ritrae con l’uniforme da sottotenente del Genio Guastatori durante la prima guerra mondiale.
«Siamo onorati di ospitare l’immagine di un uomo straordinario – dice il presidente di Pagine Sì! Spa Sauro Pellerucci – È stato eccellente in ogni sua espressione umana, nella professione, nella sua attività sportiva, ma soprattutto per la volontà di tacere i nomi dei suoi compagni, cosa che ha messo fine alla sua vita».
L’iniziativa è stata presentata ieri nella sala Regia di palazzo Gambacorti.
«Cesare Salvestroni è d’esempio perché ha sacrificato la sua vita dopo aver contrastato il radicarsi del regime fascista – sottolinea l’assessore Marilù Chiofalo – La sua storia rappresenta l’orrore del nazismo messo in atto con i campi di concentramento. È un cittadino pisano eccellente, il meglio che la nostra città ha saputo esprimere come uomo, docente universitario e sportivo, tanto da ricevere numerosi riconoscimenti come antifascista e deportato, ma anche come sportivo».
A Cesare Salvestroni è dedicata una strada nel quartiere di Porta a Lucca e il tiro a segno sul viale delle Cascine per aver fatto parte della rappresentativa italiana a Stoccolma nel 1929.
«Gli sono stati conferiti – racconta il figlio Muzio Salvestroni - l’attestato di Cittadino benemerito con medaglia d’oro dal sindaco Italo Bargagna nel 1946 e la targa di benemerenza in argento con medaglia d’oro dal sindaco Luigi Bulleri nel 1981. Il suo nome è sulla lapide dell’università di Pisa in Sapienza. Sono orgoglioso di mio padre. Quando era assistente alla facoltà di veterinaria gli fu dato l’aut aut: o aderiva al partito fascista o lasciava l’incarico e lui lasciò. Fu organizzatore della Resistenza armata a Pisa e divenne responsabile della Giunta militare del Cln Provinciale dove rappresentava il Partito d’Azione di cui era stato co-fondatore. Catturato e recluso in vari campi - conclude Muzio Salvestroni - mio padre morì nel sottocampo di sterminio di Ebensee/Mauthausen destinato ai detenuti politici».
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