La protesta
«Esiste la presunzione d’innocenza»
Imprenditore contesta la condanna per istigazione alla corruzione
PISA. Annuncia ricorso in appello l’imprenditore Francesco Nardelli, 56 anni, di Martina Franca (Taranto), condannato nelle scorse settimane con la sospensione della pena dal Tribunale di Pisa a un anno di reclusione con l'accusa di istigazione alla corruzione.
L’episodio, contestato al titolare di un’azienda edile nei contenuti sfociate nel verdetto di colpevolezza di primo grado, era avvenuto all’interno degli uffici di Acque Spa che si è costituita parte civile.
«Si possono solo confermare, in attesa delle motivazioni della sentenza e dell'appello, i fatti in atti, facilmente riscontrabili presso gli uffici – scrive l’imprenditore –. L'impresa lavora, in via diretta o indiretta, con Acque dalla fine degli anni Novanta fino ad oggi. Si era già iscritti nell'albo dell'ente e nel 2008 si è presentata, come le altre volte, la documentazione amministrativa per il rinnovo dell'albo delle imprese. Stessa cosa è stata fatta nei bienni successivi. Purtroppo, mentre tutte le volte la pratica è stata completata, con esito positivo, in 30 giorni in quel biennio l'esito positivo lo si è avuto a dicembre del 2009, un anno dopo. Questo è stato dichiarato in aula. Si rileva solamente, per cronaca, che vi è il diritto costituzionale di presunzione d'innocenza».
Riguardo poi a una precedente inchiesta, battezzata “Pilastro” ambientata in Puglia, Nardelli aggiunge: «Vi è stata un'indagine, svolta negli anni 1996/1997, che ha portato al rinvio a giudizio nel novembre del 1998 di 40 persone. In breve tempo, subito dopo, si è appreso che 3 persone sono decedute per cancro, mentre un'altra decina hanno avuto gravissimi problemi di salute. L'udienza riguardante il sottoscritto si è svolta nel maggio del 2008 ( a 10 anni di distanza!). È stato ascoltato, innanzitutto, l'ufficiale dei carabinieri che doveva ribadire il capo d'accusa, e cioè, dalle intercettazioni intervenute, la presenza presso l'ufficio tecnico del tecnico, dell'assessore e del sottoscritto. È stato dichiarato che una sera il sottoscritto avrebbe proposto un regalo di 5 milioni di lire (nel 1997) in caso di aggiudicazione di un progetto che doveva andare in gara. A questo punto il mio legale ha chiesto di leggere l'estratto del faldone, riguardante lo specifico episodio. L'ufficiale ha letto: “Nell'ufficio del tecnico... presenti l'assessore ed il geometra comunale”. Ed il sottoscritto? Il sottoscritto non era presente!!!!! Vi era la totale estraneità ai fatti denunciati, risulta dopo oltre 10 anni dall'evento. In sostanza, il sottoscritto non è stato neanche ascoltato (avrei semplicemente detto che in quel giorno io ero a 1000 chilometri di distanza con altre persone), la corte ha sospeso l'udienza. Sei mesi dopo il legale mi ha comunicato che la corte si era dimessa. Ad oggi, decorsi quasi vent'anni dall'evento, tutti i 37 imputati sono ancora in attesa del nuovo collegio giudicante».
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