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Pisa

IL PM AVEVA CHIESTO 8 ANNI: imputato subito scarcerato

Assolto dall’accusa di stupro su una ragazza

Assolto dall’accusa di stupro su una ragazza

PISA. Assolto dall’accusa di aver violentato per anni la figlia di una donna a cui aveva dato ospitalità e che aiutava a livello economico. Dopo la lettura della sentenza per il 60enne (omettiamo il...

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PISA. Assolto dall’accusa di aver violentato per anni la figlia di una donna a cui aveva dato ospitalità e che aiutava a livello economico.

Dopo la lettura della sentenza per il 60enne (omettiamo il nome per tutelare la parte offesa, ndr) arrestato a dicembre dalla polizia e rimasto in carcere fino a ieri, è stata disposta l’immediata scarcerazione. Il pm, Aldo Mantovani aveva chiesto una condanna a 8 anni.

Il secondo collegio del Tribunale, (presidente Salutini, a latere D’Auria e Giovannelli) ha pronunciato una sentenza di assoluzione facendo riferimento all’articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale. Un’assoluzione che arriva nei casi in cui «manca, è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste e che l'imputato lo abbia commesso». Tradotto: la vecchia insufficienza di prove. L’imputato era difeso dall’avvocato Daniela Rondoni, mentre la giovane, originaria dell’Est, era assistita dall’avvocato Gianna Borghesi.

Considerata l’evidenza delle prove, che in aula non si sono tradotte in elementi ritenuti sufficienti dal collegio per una condanna, la Procura aveva disposto il giudizio immediato saltando l’udienza dal gup.

Nel corso dell’incidente probatorio la giovane aveva ribadito le accuse raccontando, nel dolore di una rievocazione lacerante, episodi e situazioni poi sfociate nei rapporti sessuali pretesi dall'uomo per soddisfare le sue voglie. La storia di sesso rubato e silenzi imposti, approdata nell'aula di giustizia, per la giovane era andata avanti per anni. Da quando la ragazza aveva 14 anni e fino a quando ormai 20enne si è rivolta a un consultorio della sua zona. La mamma, pur non avendo una relazione con il 60enne, viveva nella sua abitazione in provincia di Pisa. Con lei c'era la figlia, che ora vive fuori regione, e per entrambe l'imputato era un sostegno economico primario. Nei capi di accusa vennero citati rapporti completi ripetuti più volte nel corso degli anni. La ragazza subiva e taceva. Neanche alla mamma aveva confessato quello che poi medici e psicologi del consultorio sono riusciti a portare alla luce. Alla lettura della sentenza la giovane si è girata verso il suo avvocato chiedendo: «Come è possibile? Per il Tribunale non è successo niente?». Dopo il deposito delle motivazioni è probabile il ricorso in appello della Procura.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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