Il Tirreno

Pisa

INCHIESTA "WHY NOT?"

Revocate le sanzioni disciplinari contro il magistrato Jannelli

Il consigliere di Cassazione ed ex procuratore capo a Pisa, Enzo Jannelli
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Il consigliere di Cassazione ed ex procuratore capo a Pisa, Enzo Jannelli

Il provvedimento del Csm mette fine allo scontro con l’allora pm De Magistris. Per quel caso l'attuale sindaco di Napoli fu condannato

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PISA. Revocate tutte le sanzioni disciplinari al consigliere di Cassazione Enzo Jannelli, ex procuratore capo a Pisa, e riconosciuta la correttezza del cosiddetto controsequestro del 2008 del carteggio dell'inchiesta "Why not?" sequestrato in precedenza dalla Procura di Salerno.

Lo ha deciso la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura che martedì 14 luglio ha revocato le sanzioni disciplinari comminate all’alto magistrato. Con il provvedimento il Csm ha riconosciuto che il contro-sequestro disposto il 4 dicembre 2008 dalla Procura Generale catanzarese, allora guidata dal consigliere Jannelli, a fronte del sequestro disposto dai pm di Salerno di tutti gli atti in originale del processo Why Not?, è stato un atto corretto e doveroso.

«Ciò non giustificava, quindi, il giudizio disciplinare e le conseguenti sanzioni inflitte ai magistrati della Procura Generale calabrese» spiega Jannelli. Il giudizio di revisione era stata promosso da Enzo Jannelli che rivendicava la legittimità e la doverosità del provvedimento emesso dal suo generale ufficio. Lo scontro tra le due Procure, quella Generale di Catanzaro e di Salerno fu oggetto delle cronache nazionali per lungo tempo alla fine del 2008 ed agli inizi del 2009.

In breve la ricostruzione della vicenda. «Il 2 dicembre 2008 gli Uffici della Procura Generale di Catanzaro e le abitazioni delle persone stesse dei magistrati che stavano per chiudere le indagini del processo “Why Not?” venivano aggrediti da un centinaio di militi – scrive Jannelli – alla cui guida si ponevano una decina di magistrati di Salerno che procedevano a perquisizioni, personali e reali, e a sequestri indiscriminati di documenti e carte anche private. Nel loro decreto di sequestro (di oltre 4.000 pagine) erano formulate una serie di imputazioni che segnalavano il ravvisato tentativo dei magistrati di Catanzaro di insabbiare il procedimento e di delegittimare il pm Luigi De Magistris, che lo aveva impostato e condotto, prima della avocazione ad iniziativa dell' Ufficio della Procura Generale, fino all'ottobre del 2007».

Su sollecitazione del procuratore generale Jannelli, ci fu l'intervento pubblico del Capo dello Stato che qualificava come "eversiva" l' iniziativa dei magistrati di Salerno. Immediatamente dopo, è seguito il decreto di sequestro preventivo di urgenza emesso dai magistrati di Catanzaro «per impedire il divisato imminente trasporto di tutto il fascicolo “Why Not?” in originale negli uffici della Procura di Salerno, compresa una banca - dati costitutiva di reati, pericolosa per le istituzioni». Conclude Jannelli: «I magistrati della Procura Generale di Catanzaro si comportarono come previsto dal codice di procedura penale e trasmisero immediatamente il fascicolo relativo al sequestro preventivo di urgenza, prima al gip per la convalida del provvedimento. Operarono la trasmissione degli atti, compresi quelli relativi alla banca -dati, stralciati dal procedimento “Why Not?”, all'autorità giudiziaria ritenuta competente a conoscere del reato di interruzione di un pubblico servizio ex art. 340 c.p. e dei reati ravvisabili nella raccolta ed assemblaggio di migliaia tabulati telefonici. Ne conseguiva l'abbrivio di un procedimenti penale contro Luigi De Magistris e il consulente Gioacchino Genchi che venivano in seguito condannati per il delitto di abuso di ufficio dal tribunale di Roma con sentenza del 24 settembre 2014».

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di Redazione web