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Pisa

Monte Serra, il giallo delle ossa nei boschi bruciati dall’incendio

di Pietro Barghigiani
Monte Serra, il giallo delle ossa nei boschi bruciati dall’incendio

Il rinvenimento è avvenuto durante le operazioni di bonifica nelle zone colpite dal rogo Le analisi smentiscono che siano i resti della Ragusa. Si tratta di un uomo robusto morto da decenni

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PISA. Ossa umane riemerse dalle ceneri di un rogo. Le hanno trovate lunedì sera i volontari impegnati nelle operazioni di bonifica dei boschi colpiti dall’incendio di sabato mattina sul Monte Serra tra i poderi San Bernardo e Santa Caterina.

Scena macabra, ma capace per qualche ora di ridare linfa a un’indagine, quella sulla scomparsa di Roberta Ragusa, di fatto mai interrotta, anche se svuotata del suo carico accusatorio dalla sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti del marito, Antonio Logli, perché il fatto non sussiste. Le analisi hanno stabilito che quelle ossa appartengono a un uomo. Fine di ogni entusiasmo investigativo.

Lunedì sera i volontari hanno trovato i resti sparsi per alcuni metri anche per effetto dei ripetuti lanci di acqua di elicotteri e Canadair: un cranio, due femori, una clavicola, parte del bacino dello scheletro. Resti sparpagliati che hanno allertato i volontari. La segnalazione è stata passata subito ai carabinieri che, a loro volta, l’hanno girata alla Procura.

Secondo quanto riferito dal medico legale Luigi Papi ai militari si tratterebbe di un uomo, sui 20-25 anni, alto circa 1.90 mt, deceduto da decenni. Non si esclude il periodo bellico come riferimento temporale per la morte non si sa se violenta o per cause naturali.

Non pare possibile il collegamento con la strage avvenuta nel marzo 1977 quando il Monte Serra fu teatro di una immane tragedia: un C-130H Hercules della 46ª Aerobrigata si schiantò provocando 44 morti.

Il velivolo trasportava 38 allievi della prima classe dei corsi normali dell'Accademia Navale di Livorno, a bordo per una attività di ambientamento al volo, un ufficiale accompagnatore e 5 membri d'equipaggio. Dopo circa 5 minuti dal decollo, alle 15.10, il grosso aereo impattò sulle pendici del Monte Serra, nel territorio di Calci, dopo aver effettuato, per motivi non accertati, una virata a sinistra che lo portava ad imboccare la vallata del Serra, rivelatasi fatale in condizioni di volo a bassa quota e scarsa visibilità, quali erano quelle del momento. La distanza tra le ossa e il punto dello schianto è eccessiva.

Per quasi un giorno Procura e carabinieri hanno blindato la notizia per non ingenerare l’apertura di piste sul possibile rinvenimento dei resti di Roberta Ragusa. Un elemento che avrebbe pesato sui ricorsi pendenti in Cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza di proscioglimento di Antonio Logli. La velocità delle analisi sulle ossa è servita a chiarire fin da subito che l’ipotesi Ragusa non aveva fondamento. E ora si aggiunge il mistero dello scheletro ignoto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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