Lutto
Gemellini morti sull'A12, il coraggio di un padre: «Avremo altri figli»
Cristian Brambilla al capezzale della moglie, che sta meglio: vogliamo tornare felici. E al Tirreno scrive: «L’autista del Tir non ha colpe, ho visto io scoppiare la gomma»
PISA. «Per quello che è successo non ci sono parole. Dobbiamo, però, tornare a essere una famiglia felice come prima, anche con altri figli». Seduto nella sala d’attesa del reparto di rianimazione a Cisanello, a pochi metri dalla moglie in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita, Cristian Brambilla riceve il conforto dei familiari. Un camice blu e gli occhi che guardano, ma non vedono, persi in pensieri che sono incubi, il papà di Andrea e Luca, i gemellini di 7 mesi deceduti lunedì pomeriggio nell’auto stritolata da un Tir sull’A12 tra Migliarino e Viareggio, viene protetto dal calore dei familiari. «Dobbiamo andare avanti». A una parente che lo abbraccia sospira: «Dobbiamo andare avanti». Nessuno trova le parole, ammesso che esistano, per lenire un dolore che uccide lasciando vivi.
Come la moglie Elisa Chiricò, 32 anni, originaria di Cecina, Cristian, 34 anni, meccanico, di Inzago (Milano) è un sopravvissuto. Quello che resta di una famiglia si divide tra il letto della rianimazione e la sala d’aspetto di un reparto che spesso è l’anticamera del passaggio all’aldilà. Non è il caso di Elisa che ha una brutta frattura, ma non rischia la vita. «Non ha lesioni interne, solo il bacino fratturato» chiarisce il marito, che ha trovato la forza di rispondere ai commenti sulla dinamica dell’incidente avvenuto sulla strada di ritorno dopo una settimana di vacanze a Rosignano Solvay dalla nonna materna.
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Lo ha fatto scrivendo un commento a un post sulla bacheca Facebook del Tirreno di Pisa. «Autista senza colpe». «Il camionista non c'entra nulla – sono le sue parole – Gli è scoppiata la gomma anteriore sinistra e inevitabilmente ci ha schiacciati sul guard-rail. Ora Luca ed Andrea ci guarderanno da lassù... Erano tutta la nostra vita!!! Non ci sono più». Di persona Cristian conferma quelle frasi. «Sì, è andata così. Stavo superando l’autocisterna quando la gomma è scoppiata e il Tir ci è venuto addosso. È successo tutto all’improvviso e né io, né l’autista abbiamo potuto evitare lo scontro».
Il meccanico era al volante di una Nissan Qashqai ridotta in poltiglia dopo essere finita sotto il camion e poi schiacciata sul guard-rail. «Dopo l’incidente un motociclista si è fermato aiutandomi a uscire dall’abitacolo – prosegue il babbo dei gemellini –. Durante i soccorsi se avessero tagliato una parte del guard-rail forse uno dei bimbi si sarebbe salvato».
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Le condizioni della mamma. La frattura al bacino è sotto controllo. Quello che preoccupa i medici sono le condizioni mentali di Elisa che, oltre allo staff della rianimazione, viene seguita da un supporto psicologico. Imprigionata nell’abitacolo della Nissan accortocciata tra l’autocisterna e lo spartitraffico in lamiera ha assistito ai disperati tentativi di salvataggio dei suoi due gemellini. Una scena da incubo con un finale atroce per una mamma, quello di veder spegnere le gioie della sua vita.
Le indagini. L’autista romeno, 59 anni, residente a Fano, al volante del Tir della “Eugenio Ferrari”, sede legale a Piacenza, quella operativa a Lodi, è indagato per omicidio colposo. Negativo al test dell’etilometro, il conducente ha trovato in Brambilla un inaspettato testimone a difesa con la sua dichiarazione sullo scoppio della gomma che avvalora la tesi accidentale dello schianto.
Secondo quanto appreso una delle ipotesi al vaglio della polstrada di Lucca è che il contatto tra il Tir e la Nissan, sia avvenuto prima e l'auto sia stata trascinata fino al punto dove poi rimasta schiacciata tra la cisterna e il guard-rail. Non è escluso che la Procura disponga una perizia sul mezzo pesante per capire livello di manutenzione, regolarità degli pneumatici e condizioni generali. Se davvero è stata una gomma a provocare quello scempio in autostrada, gli investigatori vogliono capire se il difetto è stato sottovalutato o ignorato.
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