Il Tirreno

Pisa

criminalità

Assalto all’Asl 5 con il piccone

Gianluca Campanella
Un ufficio dell'Asl preso di mira dai ladri
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Un ufficio dell'Asl preso di mira dai ladri

Banditi devastano il distretto di via Garibaldi, portati via i soldi dei ticket

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PISA. Muri presi a colpi di piccone, cassaforte bucata, calcinacci dappertutto e anche tanta acqua sul pavimento. È questa la scena peggiore che hanno visto gli impiegati del distretto Asl5 in via Garibaldi il 13 luglio al rientro al lavoro, dopo la pausa del fine settimana. Manomesse anche le macchinette del caffè, quelle dei ticket; e sembra che manchino alcuni computer. Ancora è presto per un bilancio dei danni provocati dai ladri e per il conto degli ammanchi. L’unica certezza è che gli uffici del poliambulatorio sono rimasti chiusi, con disagi per l’utenza.

La scoperta. Quando i dipendenti sono arrivati sul luogo di lavoro, ieri mattina hanno temuto il peggio: non solo si sono resi subito conto dell’accaduto, ma non sono riusciti a spiegarsi il perché di quell’acqua a terra e hanno pensato che i malviventi nello scasso avessero anche rotto un tubo dell’acqua. Oltre a chiamare la polizia (che ha mandato una squadra della scientifica per i rilievi), il personale ha allertato anche l’ufficio tecnico dell’Asl per verificare la tenuta degli impianti e, di conseguenza, dell’edificio. Per fortuna sono stati esclusi danni strutturali e gli uffici sono stati aperti, ma solo per dare accoglienza e informazione agli utenti.

Piano alternativo. All’accettazione una lunga fila di persone ha atteso istruzioni; per ogni attività gli utenti sono stati dirottati in altri impianti dell’Asl o dell’ospedale (azienda diversa dall’Asl, ma integrata) a seconda del tipo di prestazione di cui avevano bisogno. I disagi sono stati enormi, perché qualcuno è dovuto ricorrere al cosiddetto ospedalino di Navacchio, per dirne una. Ma la gentilezza degli operatori e l’ineluttabilità della situazione ha reso tutti i cittadini comprensivi e pazienti. D’altronde non c’era scelta e fin dall’inizio il cartello non prometteva nulla di buono: «Causa forza maggiore gli uffici oggi resteranno chiusi». Forse una scelta aziendale di non scrivere del furto; ma il personale dell’accoglienza non aveva remore a fornire i dettagli della cassaforte picconata e di tutto il resto, anche perché il cittadino quando ci sono problemi chiede prima di tutto trasparenza e informazione.

Quando è avvenuto? Dal 6 luglio il distretto ha cominciato l’orario estivo che comporta la chiusura il venerdì all’ora di pranzo e la riapertura la mattina del lunedì. Questo era il primo weekend di chiusura lunga e i ladri hanno quindi avuto quasi 48 ore di tempo per agire: non si sa con esattezza quando possano aver colpito. Non ci sono nemmeno segni di effrazione evidenti, cosa che peraltro è difficile da rinvenire anche nei furti in appartamento. Insomma troppo per pensare a una semplice causalità, ma troppo poco per concludere che chi ha agito fosse ben informato. Finora erano già accaduti piccoli colpi in via Garibaldi, ma sempre alle macchinette del caffè: e si era ipotizzato che la colpa fosse dei tanti tossicodipendenti e sbandati che di notte girano in un luogo quasi centrale, ma di fatto molto poco frequentato. Stavolta, invece, l’azione è stata in grande stile e metodica: sono stati presi di mira tutte le possibili fonti di guadagno.

Il mistero dell’acqua. Dopo che i tecnici dell’Asl hanno escluso perdite ai tubi dell’acqua, resta da chiarire il perché della presenza del liquido. È possibile che sia stata usata per raffreddare gli strumenti dello scasso o per abbassare la quantità di polvere? Può essere, anche perché in una delle stanze in cui si riceve il pubblico, si vedono tracce di liquido colato sul muro attorno alla cassaforte: segno che qualcosa è stata lanciata sopra e sotto la scatola metallica, ma non si capisce a che scopo. Anche perché il conseguente fango rischia di diventare un luogo su cui lasciare pericolose orme. Chi ha agito sapeva cosa fare: il disordine è tanto, ma selettivo. Per esempio, ci sono telefoni e altri apparecchi lanciati a terra, perché forse ostacolavano l’accesso agli oggetti che interessavano. Ma ci sono armadi con tanto di chiave nella serratura, eppure lasciati vuoti. Escludendo che i malfattori abbiano richiuso, resta l’ipotesi che non li abbiano proprio aperto gli sportelli, perché sapevano (o pensavano di sapere) che lì dentro ci fossero solo documenti e non denaro.

Il presidio. Il distretto di via Garibaldi è uno dei più grandi della provincia, sul quale si concentrano attività anche di Cup (Centro unico di prenotazioni). Il 14 luglio la situazione dovrebbe normalizzarsi al piano terra, luogo in cui si è verificato il furto con scasso. Ma l’attività dei piani superiori (indipendente dalla parte amministrativa) ieri comunque sembra non aver risentito troppo dello stop forzato: il centro di salute mentale, l’hospice e altre unità operative sono riuscite ad andare avanti grazie alla centralizzazione del sistema informatico, che ha permesso lo smistamento dei dati senza passare dai terminali spenti degli uffici rimasti chiusi.
 

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di Redazione Pisa