Sicurezza
Leopoldo vigila sulla piazza conosciuta con due nomi
La statua del Granduca troneggia al centro di piazza Martiri della Libertà che i pisani conoscono come Santa Caterina dallo slargo davanti alla chiesa
PISA. Piazza Martiri della Libertà è forse l’unico posto interno al perimetro urbano di Pisa in cui si può sentire il fruscio delle foglie quando c’è vento. Già basta questo elemento per farne un luogo speciale. Si aggiunga che lì si commemora anche il granduca Leopoldo I, il primo uomo al mondo che mise una firma su una legge che aboliva la pena di morte. E il quadro è completo. La stampa di piazza Martiri della Libertà è in omaggio con “Il Tirreno” di oggi, uscita numero 16 della collana “Pisa di notte”: ogni scheda riporta una foto in notturna scattata da Fabio Muzzi e un commento di Marco Barabotti.
I platani. D’obbligo parlare in primo luogo dei platani, dati sempre per spacciati eppure sempre vittoriosi: l’ultima potatura radicale risale al 2014 e con quel gesto si volevano isolare le piante malate di “cancro colorato” da quelle sane. In passato erano andati giù con mano altrettanto pesante, ma (dicevano) per rinforzare gli alberi, di cui rimaneva a ogni giro solo il tronco. Passare per la piazza oggi è uno spettacolo: le chiome sono folte, floride e al primo refolo di vento ti portano lontano dal resto del mondo, al centro di un bosco personale. Di notte, quando c’è nebbia, i platani e la statua di Leopoldo si mescolano tra loro e il salto mentale diventa anche temporale.
La statua. Siamo al 7 settembre 1829, quando la Deputazione speciale composta di quattro persone annuncia alla città che la piazza va abbellita con «il giusto, e generoso pensiero di onorare (…) la memoria del rigeneratore della Toscana, del più grande Legislatore de’ tempi moderni, del Gran-Duca Leopoldo I». È l’incipit del libro “Prospetto storico ed economico per le spese della statua”, stampato nel 1834 dalla tipografia Nistri di Pisa. Le offerte furono chieste in tutta la Toscana e alla fine 1.156 sottoscrittori versarono un contributo, per un totale di 49.550 lire. Le spese invece ammontarono a 48.501 lire e per placare subito gli appetiti, nel libro si precisa che l’avanzo «non sussiste, anzi vi è deficienza di Lire 284 e ciò perché il Comune di Pisa non può effettuare il pagamento delle Lire 1.333 se non che nel corso del futuro anno 1835 non essendo tal somma considerata nel Bilancio di Previsione del corrente anno».
Leopoldo. Il granduca Pietro Leopoldo di Lorena si spese per la sua patria: aveva la fissa per la pulizia e così dedicò gran parte del suo governo alla bonifica dei fossi, alla manutenzione delle sponde dell’Arno, allo spazzamento e al decoro della città, all’approvvigionamento idrico con il potenziamento dell’acquedotto. Fece piazza pulita anche di corpi militari, disarmandoli; e delle compagnie religiose e laicali, eliminando parecchi ordini e facendo radere al suolo 20 antiche chiese medievali. In perfetta coerenza con questo profilo psicologico, è facile concludere che la pena di morte non gli doveva sembrare igienica: lasciamo agli storici e ai medici l’analisi. A noi basta ricordare che il granduca il 30 novembre 1786 emanò a Pisa il Codice leopoldino, che riformò la «legislazione criminale toscana» abolendo alcuni retaggi giuridici medievali. Aumentò il ricorso a pene pecuniarie, carcere, esilio, confino, ergastolo o lavori forzati. Furono anche abolite: la pena capitale, il reato di lesa maestà, la confisca dei beni, la tortura (marchiatura a fuoco, mutilazioni, i tratti di corda) e la morte civile (perdita dei diritti di cittadino). Rimasero: la gogna, le staffilate, la frusta pubblica e alcuni reati contro la religione (eresia e bestemmia).
Toponomastica. A proposito di 30 novembre: nel 2001 il consiglio regionale ha approvato una legge che fa cadere proprio in quel giorno la festa della Toscana, omaggio a coloro i quali si riconoscono nei valori di pace, giustizia e libertà. È molto gradita dagli studenti, perché le scuole sono chiuse. Invece, a proposito di gogna, quella pratica conservata dalla riforma penale ci permette di riprendere un tema già accennato in passato con un’altra stampa della collana: i pisani cambiano nome a tutto. Piazza del Martiri è definita piazza Santa Caterina, perché il piccolo slargo davanti all’omonima chiesa si chiama così ed è più facile ricordarsi un nome invece di due toponimi. La gogna avveniva in piazza della Berlina, che in realtà si chiama Cairoli; da non confondere con piazza della Berlina (in epoca diversa), al secolo Facchini. Scommettiamo che troveremo ancora sostituzioni?
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