Il Tirreno

Pisa

Guida gay offesa e aggredita

di Pietro Barghigiani
Guida gay offesa e aggredita

Alberti: «Sono diventato il bersaglio degli abusivi in zona Duomo solo perché chiedo legalità»

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PISA. «Mi offendono perché sono gay, ma soprattutto perché pretendo di far rispettare le regole. E il paradosso è che devo sentirmi dare del razzista o essere minacciato da chi delinque alla luce del sole».

Roberto Alberti, 47 anni, pisano doc, omosessuale orgoglioso senza ostentazioni, da almeno sei mesi è diventato il bersaglio di diversi venditori abusivi che stazionano dalle parti di Piazza dei Miracoli-via Santa Maria.

È un personaggio noto in città con il suo mezzo di trasporto folkloristico. Da anni gira con il suo risciò facendo la spola tra la ferrovia e l’area del Duomo macinando chilometri per far conoscere Pisa ai turisti a cui distribuisce pillole di storia e aneddotica lungo il percorso coperto a suon di pedalate.

Alberti fa risalire l’ostilità di alcuni senegalesi, sfociata anche in un’aggressione con botte, al Natale 2014.

«A Pisa mi conoscono tutti – esordisce –. Ho lavorato tanti anni nei ristoranti come “acchiappino” e con i senegalesi di Piazza dei Miracoli e dintorni mi sono sempre trovato bene. Anzi, in più occasioni li ho difesi quando certi commercianti li trattavano male. Poi è successo a dicembre, poco prima di Natale, che una coppia di italiani fosse ai tavoli all’aperto del Caffè Duomo. Ho contato almeno 18 senegalesi che a turno sono andati a proporre merce o chiedere soldi. Alla fine questi turisti se ne sono andati indispettiti. A quel punto ho detto ai venditori: “Ragazzi, così non va bene”. Non l’avessi mai fatto».

Da quel giorno lo stillicidio di frecciate contro la “guida turistica” sui pedali è diventato quotidiano.

«Non solo gli uomini mi offendono dandomi del frocio di m.... – aggiunge Alberti –. Pure le donne ci si mettono e incitano anche i bambini a ripetere quello che dicono gli adulti. Una volta mi hanno aggredito prendendomi a schiaffi e spintoni. Sono andato dai carabinieri a denunciare l’episodio, ma non è successo niente. Solo quando ci sono i vigili urbani in zona riesco a stare tranquillo».

Alberti cita un’altra situazione, quella di veder circondato il risciò quando lo lascia incustodito per brevi assenze, magari per andare a prendere un caffè. Un accerchiamento che sa di intimidazione.

«Questi venditori hanno una prepotenza incredibile – spiega –. E se mi azzardo a rispondere alle loro sopraffazioni mi danno pure del razzista. Mi intimidiscono perché pensano che non voglia reagire per la mia omosessualità. Si sbagliano. Vendono merce taroccata e disturbano i turisti ai tavoli nella più completa impunità. Capita anche che se ho delle turiste carine sul risciò certi stranieri, sui lungarni, allunghino le mani. E allora devo correre per evitare situazioni sgradevoli. L’omofobia verso di me è una risposta alla pretesa di una legalità che non c’è. Ormai mi vedono come un ostacolo ai loro affari illeciti. E vengo pure offeso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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