Gioco
Una piazza piena di miracoli tra leggende ed invenzioni
Dal Duomo alla Torre ogni giorno è un’invasione di turisti da tutto il mondo Quella volta che Sting, con i figli scalzi al seguito, venne preso per uno sbandato
PISA. Tanto si è scritto e detto sul Duomo di Pisa che parlarne ancora rischia di essere ripetitivo. Eppure quanti sanno che si chiama Cattedrale di Santa Maria Assunta? Completarne la carta di identità è già più facile: l’anno scorso ci sono state le celebrazioni per il 950° anniversario della fondazione, da cui si ricava che la sua costruzione è cominciata nel 1064. La stampa con la foto di piazza del Miracoli è la numero 14 della collana “Pisa di notte”, in regalo con Il Tirreno di oggi. Ogni scheda presenta uno scatto di Fabio Muzzi e un commento di Marco Barabotti.
Patrimonio Unesco. Dal dicembre 1987 l’area è definita «capolavoro del genio creativo umano» ed è iscritta nella “Lista del patrimonio dell’umanità” stabilita dall’Unesco. Più di tante lodi nostrane, lasciamo che siano le motivazioni di quella scelta a guidarci nell’approccio verso un «progetto spaziale artisticamente unico» che «contiene quattro capolavori assoluti»: al loro interno vi sono «tesori artistici riconosciuti in tutto il mondo». Ancora, «il complesso monumentale del Campo dei Miracoli» è «un eccezionale esempio dell’architettura cristiana medievale». I monumenti «influenzarono considerevolmente lo sviluppo delle arti» tra XIII e XIV secolo con l’affermarsi dello stile pisano: architettura policroma e utilizzo delle logge.
Export culturale. Antonio Veronese, che tra le varie cariche è in primo luogo amministratore del ristorante Il Turista in piazza Arcivescovado, ama ripetere che Pisa ha esportato due cose: il romanico ed i piatti di cucina. La prima ce l’ha appena spiegata l’Unesco; la seconda è una sua constatazione: «Ci sono ricette nel sud Italia che risalgono al periodo delle Repubbliche marinare». Come si lega tutto ciò al Duomo? «Vent’anni fa i turisti mettevano il parmigiano sugli spaghetti allo scoglio o lo zucchero sul pomodoro. Oggi sono molto più preparati e spesso conoscono un piatto di trippa pisana, di stoccafisso alle patate o di seppie con bietole». Dal suo punto di vista all’ombra della Torre, Veronese ha constatato l’evoluzione delle abitudini degli stranieri a tavola ed è «incoraggiante» constatare che «anche grazie a Internet possiamo far conoscere la nostra alimentazione».
Un tempo «i turisti si facevano consigliare dalla polizia o dai vigili urbani per scegliere un ristorante. Mentre oggi leggono le recensioni su Trip Advisor, che però si concentrano più sulla location che sul rispetto della tradizione culinaria».
Falsi storici? A proposito di tradizioni, leggenda vuole che il Diavolo si arrampicò sul tetto del Duomo attraverso la fiancata nord per impedirne la costruzione. Non è riuscito nel suo intento, ma si è vendicato facendo impazzire generazioni di matematici e non solo: infatti, chi prova a contare le sue unghiate ottiene ogni volta un numero diverso. I buchi lasciati nel marmo sono tutt’oggi visibili e qualche vandalo li ha colorati per essere sicuro di non ricontarli; eppure a nessuno mai è uscito due volte lo stesso numero (sono circa 150). Altra leggenda, Galileo Galiei salì sulla Torre pendente per compiere l’esperimento sulla caduta dai gravi: lasciando libere simultaneamente delle sfere di diverso peso, esse toccano il suolo nello stesso istante. Ci sono state varie rievocazioni storiche dell’esperimento, l’ultima nel 2009 in occasione dell’Anno galileiano. Ma è probabile che lo scienziato condusse i suoi studi grazie a un cronografo e dell’acqua, non dalla cima del campanile.
Bancarelle. Fino al primo ottobre 2013 (quando furono sfrattate), le bancarelle di souvenir erano parte del paesaggio di piazza Duomo: furono assegnate nel dopoguerra alle famiglie indigenti.
Pure Gianmarco Boni, presidente del consorzio Pisa dei Miracoli, ne ha viste tante dal suo posto in prima fila: «Bellissimo il ricordo della Luminara 2013. Anche noi allestimmo i chioschi con le “biancherie” ed i lumini in onore di San Ranieri, specchio perfetto della Torre illuminata con le torce. Il palazzo del Comune, alla festa del patrono di quest’anno, è stato addobbato proprio con quelle che realizzammo noi». E divertente la visita del cantante Sting: «Si presentò vestito nel suo stile minimal con tutti i figli scalzi. Lo scambiammo per uno sbandato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
