Il Tirreno

Pisa

Banda dei furti seriali prime otto condanne

Pene fino a 4 anni e 10 mesi per gli autori dei blitz nelle case tra Pisa e Livorno I preziosi rubati venivano venduti ai “Compro oro” e i profitti investiti all’estero

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PISA. Otto condanne per la banda che pianificava i furti nelle abitazioni con frequenza seriale spaziando da Pisa a Livorno. Erano in prevalenza georgiani e i profitti ricavati dallo svaligiare le case venivano reinvestiti tra il Paese di origine e la Romania.

È la prima sentenza dell’operazione “Gold & Silver” condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Pisa, su delega della Procura livornese, con la quale venne sollevato il velo su un giro di furti andato avanti dall’aprile 2013 al gennaio 2014 con almeno 17 persone coinvolte. Gli otto giudicati dal gip Antonio Pirato hanno scelto il rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena e la possibilità di fare appello.

I condannati. Le pene variano dai 3 anni e 2 mesi ai 4 anni e 10 mesi. I verdetti più severi, 4 anni e 10 mesi, hanno riguardato Kostadin Gospodinov (chiamato Shota) 29 anni, bulgaro e David Purkadze (detto Pacu - Pazzu) 31 anni, georgiano. Tre anni e 8 mesi per Davit Gularidze (detto Sancho) 33 anni, georgiano; Irakli Tsitsilasvili (detto Zizila) 25 anni, georgiano; Irakli Gurgenidze (detto Chaqucha) 26 anni, georgiano. Tre anni e 2 mesi per Gocha Sharvashidze 40 anni, georgiano; David Razmadze (detto Capelli lunghi) 31 anni, georgiano; Teimurazi Zviadadze 24 anni, georgiano. Gli altri indagati hanno scelto il dibattimento in aula attraverso il rito ordinario. L’inchiesta si era incardinata su Livorno perché in quel territorio si era consumato il reato più grave, quello della ricettazione. Gli otto erano difesi dagli avvocati Meoli, Baldini e Ceccarelli.

Professionisti del furto. Nel corso delle indagini gli investigatori, tra pedinamenti e intercettazioni, avevano messo insieme un affresco in cui il furto in casa o nei negozi era l'unica attività degli imputati, capaci di alimentare un flagello senza fine. Un "romanzo criminale" nel quale i protagonisti, in ruoli diversi, uscivano la mattina con l'obiettivo di rubare nelle abitazioni degli altri. Diverse compagne o connazionali degli imputati lavorano come badanti in provincia, tra Pisa e Pontedera, e in alcuni casi sono state usate per vendere l'oro trafugato, ma anche, computer, tablet, macchine fotografiche e pellicce per poi inviare i soldi nel Paese di origine.

I bersagli. Sono una quindicina i colpi addebitati, per difetto, alla gang, da aprile 2013 a gennaio 2014: almeno quelli di cui i carabinieri sostengono di avere prove schiaccianti, tra Pisa e Livorno. Nella città labronica le visite sono avvenute in via de Larderel, via Marchi, via Lilla, via del Vigna, via della Meridiana, via Terreni, via Costella, via Tommasi. Su Pisa ci sono gli episodi della ricettazione e due furti in via dell'Aeroporto e da Valenti in Borgo Stretto con un bottino di scarpe di lusso per oltre 25.000 euro. Le intercettazioni davano l'idea dell'interpretazione del furto come di un lavoro "normale". «Speriamo in giorno fortunato». Gospodinov telefona alla moglie di mattina. «Io sono già arrivato e spero che oggi sia un giorno fortunato. Magari se trovo qualcosa... Se interrompo la chiamata significa che non ho tempo per parlare e non mi devi disturbare. Capisci? Siamo entrati a Livorno e fra 2 minuti scenderò». Altra telefonata tra compari: «Stiamo girando, stiamo dando un'occhiata, c'è qualcosa di interessante».

Pensiero e azione. Si muovevano in gruppetti di tre-quattro persone e, dopo aver fatto un sopralluogo, entravano in azione. Scaltri, nonostante la giovane età, praticavano tecniche di contro pedinamento sia quando si spostavano in treno sia in strada.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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