La manifestazione
Tre container per i profughi a San Rossore
Sono collocati a Cascine Nuove. Africa Insieme e Rebeldìa: sistemazione non dignitosa, vanno rimossi
PISA. Un gruppo di attivisti di Africa Insieme e Progetto Rebeldìa ha visitato i tre container installati dalla Croce Rossa a Cascine Nuove all’interno del Parco di San Rossore e predisposti per l’accoglienza di richiedenti asilo. «La nuova tipologia di accoglienza predisposta da Prefettura e Croce Rossa - dicono in una nota Africa Insieme e Progetto Rebeldìa - rappresenta una completa violazione dei minimi standard di accoglienza e dignità umana». Il motivo, secondo gli attivisti, è che «i container sono stati installati in uno spiazzo verde completamente esposto al sole, con temperature interne che nello scorso fine settimana hanno toccato i 46 gradi. Mancano le docce e la collocazione non può che richiamare la volontà di esclusione e allontanamento di persone che sono scappate dalla guerra e hanno attraversato il mare in cerca di un futuro migliore».
Il gruppo parla di «urbanistica del disprezzo», ovvero di una sistemazione dei profughi, a loro dire, in «luoghi inospitali, isolati e mal collegati con la città, ai quali è possibile accedere solo previa autorizzazione delle istituzioni. Spazi di esclusione la cui gestione è stata affidata alla Croce Rossa, che già durante la precedente esperienza di accoglienza, nei container di via Pietrasantina, ha mostrato le fortissime lacune e criticità nella gestione di percorsi di integrazione sul territorio. Per questo, Africa Insieme e Progetto Rebeldìa si chiedono «quali sono dunque le ragioni e le motivazioni che hanno portato a questa scelta. Più che la volontà di costruire percorsi di inclusione sociale e professionale sul territorio sembra che l’obiettivo sia quello di “controllare, contenere ed escludere” persone colpevoli di essere fuggite dalla loro terra e, dopo un viaggio straziante e interminabile, di aver presentato domanda di protezione internazionale».
Critiche poi all’amministrazione comunale «che - dicono - non mette a disposizione nemmeno un metro quadro per fare accoglienza in città. Eppure gli spazi ci sarebbero: dalla progettualità sul Distretto 42 presentata e bocciata in consiglio comunale che prevedeva l’utilizzo di parte degli spazi per l’accoglienza, agli innumerevoli immobili abbandonati da anni in città; dalla struttura di accoglienza di via Garibaldi, chiusa da oltre un anno e mezzo per lavori mai realizzati, agli appartamenti abbandonati di proprietà dell’università». Africa Insieme e Progetto Rebeldìa invitano «il sindaco Filippeschi, l’assessore alle politiche sociali Capuzzi, il presidente della Croce Rossa Cerrai e il prefetto Visconti a trascorrere 24 ore nei container per verificare se possa ritenersi umana e dignitosa un’accoglienza di questo tipo». La richiesta infine è di «smantellare entro 48 ore i container».
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