Sicurezza
La viola restaurata e il “graffio” di Picasso in piazza dei Miracoli
Il recupero dell’antico strumento è stato accompagnato da un concerto di Lorenzo Corti al Camposanto monumentale
di MARCO BARABOTTI
Il. suono della viola del 1661 è stato come una benedizione ristoratrice che ha abbracciato gli immensi capolavori del Camposanto Monumentale. Ha tonificato anche il volto austero della statua di Leonardo Fibonacci lì a pochi metri dal maestro Lorenzo Corti, magnifico esecutore del concerto.
Martedì pomeriggio le note dell'antica viola appena restaurata hanno riacceso lo sguardo al più grande pisano della storia insieme a Galileo: Fibonacci è considerato come uno dei più eccelsi matematici di tutti i tempi, nel 1200 introdusse i numeri arabi in Europa, ancora oggi, a distanza di otto secoli, nell'era dei computer, la serie di Fibonacci viene usata comunemente senza neanche saperlo per la risoluzione degli algoritmi, con un sistema denominato Fibonacci heap che si basa proprio sulla famosa serie. Eppure questo scienziato pisano, studiato e amato ancora oggi in tutto il mondo, non ha goduto in patria delle stesse fortune del padre della scienza moderna: la statua stessa è stata oggetto di varie peripezie, ma del resto anche quella di Galileo ha avuto uguale sorte (il solito, terribile, trasando pisano).
Il concerto del maestro Lorenzo Corti, combinazione del destino, ha consolato anche l'"Inconsolabile", statua a fianco di Fibonacci, opera di Lorenzo Bartolini (1841), uno dei maggiori scultori dell'era post Antonio Canova.
Il "graffio" solenne e magico della viola ha richiamato anche quello "sacrilego" di Pablo Picasso, in questo sublime Camposanto. Il grande Pablo firmò o sfregiò (questo è il dubbio) un affresco di Taddeo Gaddi, pittore del 1342 e attivo a Pisa per la famiglia Gambacorti. L'affresco oggi è conservato al Museo di San Matteo dopo che, al tempo di Picasso, si trovava nel Camposanto Monumentale. Picasso, il "goliardo": un tratto deciso di matita nera con scritto un nome che fa tremare le vene dei polsi: "Picasso 1917". La firma del pittore e scultore spagnolo compare leggibilissima sullo stralcio di affresco "Madonna con bambino". La firma è posizionata sul lato superiore, a sinistra, vicinissima all'aureola della Madonna. «La data coincide con il viaggio del pittore in Italia», dice Mariagiulia Burresi, allora direttore del Museo, che scoprì lo "sfregio" dopo diversi anni dallo spostamento dell'opera dal Camposanto al San Matteo. Mariagiulia Burresi non ne ha mai dato risalto, tanto che l'episodio non si trova in alcun opuscolo o rivista del San Matteo: venne fuori solo durante un'iniziativa a palazzo Lanfranchi. Ne parlò solo "Il Tirreno" in cronaca di Pisa, ma non vi fu alcun seguito sulla stampa nazionale e internazionale: insomma era stato dimenticato. Ironia della sorte ha voluto, dopo otto anni, non sappiamo come e perché, che il celebre "graffio" sia tornato in auge in una recente trasmissione radiofonica di una importante rete iberica: «Se andate in piazza dei Miracoli a Pisa cercate la firma intrusa di Picasso su un affresco: è uno scoop». Fra i turisti c'è chi si è messo alla caccia dello "sfregio" del grande Pablo: impossibile trovarlo. La pista vincente è quella del museo di San Matteo, altro grandioso tesoro d'arte assolutamente ignorato dai grandi circuiti: il "graffio di Picasso" potrebbe rianimarlo.
La viola è uno strumento antico concepito per suonare in luoghi come questo. Ecco allora la magia delle note alzarsi sulle pareti del Camposanto Monumentale, là dove è anche il regno degli affreschi e non solo del Pantheon Pisano. Qui la viola di Lorenzo Corti le ha fatte vibrare con la prima Suite di Johann Sebastian Bach. Pareti sulle quali stanno ritornando a mano a mano i capolavori restaurati dopo i gravissimi danni subiti nel devastante incendio del 27 luglio 1944 seguito ai bombardamenti.
Il camposanto di piazza Miracoli era nel Tre-Quattrocento il più bel cimitero della Cristianità e, con i suoi 2.200 metri quadrati di pitture, il più esteso ciclo di affreschi d'Europa. Oggi gli affreschi trecenteschi ricollocati sulle pareti sono circa il 75%. Quarantasette scene dipinte sulle cinquantotto totali e undici ancora in attesa di restauro.
Come la viola di Antonio Casini del 1661 è stata restaurata servendosi anche di tecniche al computer molto sofisticate, a Pisa si sta sperimentando da anni un nuovo sistema di microclima per salvare gli affreschi pisani dalla condensa. Il nuovo sistema anti-condensa è oggi a salvaguardia del grande affresco degli Anacoreti, l'ultimo ad essere risistemato sulle pareti del Camposanto in ordine di tempo. Esso fa parte del gruppo di Buffalmacco insieme al Giudizio Universale e al Trionfo della Morte (ancora in attesa di restauro), dopo un complesso risanamento. Non solo: ha anche una particolare protezione termica che permette di salvaguardarne la superficie pittorica dalle escursioni termiche. «Questo sistema sarà gradualmente installato sugli altri affreschi», ha detto il presidente dell'Opera della Primaziale Pierfrancesco Pacini.
Accanto ai meravigliosi affreschi incentrati sul tema della Vita e della Morte, realizzati dai due grandi artisti dell'epoca quali Francesco Traini e Bonamico Buffalmacco, ecco nell'avanzato Trecento spuntare le Storie dei Santi Pisani di Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano e Spinello Aretino e le Storie dell'Antico Testamento, iniziate da Taddeo Gaddi e Piero di Puccio e concluse alla metà del Quattrocento dal fiorentino Benozzo Gozzoli lungo la parete settentrionale. Quando vedremo completato il rifacimento degli affreschi? «Ci vorranno ancora degli anni», dicono all’Opera della Primaziale.
La viola fatta restaurare dall’Opera della Primaziale ha fatto vibrare per quasi mezz'ora il Camposanto Monumentale, fino al corridoio occidentale dove si trovano i resti delle catene che chiudevano il porto di Pisa: prese dai genovesi, dopo la battaglia della Meloria (1284), furono restituite a Pisa solo nel 1860, quasi seicento anni dopo. Le catene si sono simbolicamente spezzate: stanno rinascendo gli Antichi Arsenali Repubblicani alla Cittadella. Torneranno agli anni della Repubblica Marinara, quando erano una struttura al servizio della flotta. Il mare è a dieci chilometri, ma troveremo lì a due passi l'ormai nascituro Museo delle Antiche Navi di Pisa, sempreché non vi sia il solito inciampo che dura ormai da troppi anni.
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