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Pisa

Ecco come i liutai l’hanno riportata a nuova vita

Ecco come i liutai l’hanno riportata a nuova vita

La viola di Antonio Casini, che fu realizzata nel 1661, appartiene all’Opera della Primaziale Pisana

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PISA. Nell'ala lunga del Camposanto Monumentale è stato presentato un prezioso strumento musicale appena restaurato, appartenente all'Opera della Primaziale Pisana. Si tratta d'una viola del 1661 fabbricata da un liutaio di fama, Antonio Casini, probabilmente legato alla bottega degli Amati.

Dopo il saluto di Pierfrancesco Pacini, presidente dell'Opera, Marco Grondona - che insegna Storia della Musica nell'Università di Pisa - ha spiegato il valore e il rilievo di tutta l'operazione che per un pomeriggio ha visto protagonista uno strumento destinato - benché fondamentale in orchestra - a rimanere schiacciato dai violoncelli a sinistra e dai violini a destra. Il registro "intermedio" della viola fa sì che al frequentatore standard delle sale da concerto passi quasi inosservata la sua presenza, perché il suono è soverchiato da quello più acuto e brillante dei violini. Dopo un periodo - sostanzialmente gli esordi della storia della nostra musica occidentale e il primo Seicento - di notevole fama, l'ascesa alla ribalta del violino soffocò la fortuna della viola e le cose peggiorarono anche perché alla mentalità democratica della polifonia (le quattro voci degli archi erano tutte alla pari come quelle del coro di voci umane) subentrò quella pesantemente gerarchica dell'omofonia: ciò che cominciò a contare fu la linea del "canto" superiore e tutto il resto venne più o meno ridotto ad accompagnamento. Così la viola, protagonista di momenti essenziali in ogni genere di prodotto musicale (Grondona ha fatto due esempi dal preludio della "Traviata" e dal finale primo dei "Puritani") è divenuta sempre più difficile da apprezzare.

La giornata di martedì ha offerto l'occasione di apprezzarne il timbro scuro e particolarissimo quando il maestro Corti ha eseguito con bravura ed eleganza sullo strumento Casini la prima suite di Bach (originariamente per violoncello) e la settima fantasia di Telemann (nata per il violino).

I due restauratori Franco Simeoni e Riccardo Guaraldi hanno quindi illustrato le procedure del ripristino; il loro commento è stato particolarmente utile e quasi indispensabile perché l'Opera ha scelto di procedere ad un restauro non semplicemente conservativo (che avrebbe semplicemente operato un maquillage sostanzialmente esterno ed estetico), ma di realizzare un intervento che, pur rispettosissimo, arrivasse alla fine ad uno strumento funzionale, in grado cioè di "suonare", che è come dire di vivere: operazione generosa e fondamentale perché la nuda e cruda conservazione ci avrebbe privato d'una testimonianza pratica del timbro d'uno strumento antico, e si sa che esemplari del genere sono ormai rarissimi. (m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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