Sicurezza
San Giusto tra amore e odio per l’aeroporto Galilei
Lo scalo è una fonte di ricchezza economica, ma anche di gravi problemi legati all’inquinamento acustico, come spiegano al circolo Alberone
PISA. Venerdì 17 dicembre 2010 otto centimetri di neve bloccarono mezza Italia. Tra le immagini pisane che più rappresentano quel giorno (Torre imbiancata a parte) ce se sono un paio che riguardano l’aeroporto: un’unica fila di turisti e studenti fuorisede sul cavalcavia di San Giusto che si dirigono a piedi verso lo scalo internazionale Galilei; e le trentacinque brande allestite all’interno del terminal (d’intesa con la Croce Rossa) per alleviare i disagi di donne, anziani e bambini, che hanno gustato insieme agli altri “naufraghi” anche pasti caldi. E ci danno due informazioni sull’aeroporto, rappresentato nell’undicesima stampa (foto di Fabio Muzzi e commento di Marco Barabotti) in regalo con “Il Tirreno” del 7 luglio per la collana “Pisa di notte”: al Galilei si può andare a piedi e si riceve un trattamento umano, anche quando la colpa dei problemi non è della società che lo gestisce.
Vicinanza alla città. Il fatto che sia così vicino al centro abitato ne ha determinato il successo: collegato bene con gli altri capoluoghi della costa tirrenica (e non solo), per i pisani è raggiungibile in bici, in bus o addirittura a piedi. Una comodità unica. Il rovescio della medaglia è il rumore dei motori: gli aerei atterrano o decollano (a seconda del vento) passando quasi dal centro di Pisa e per i caseggiati che si trovano nel cono acustico può diventare un problema. La speranza è che la pista allungata di 500 metri a sud (sarà pronta il prossimo anno) determini un passaggio molto più alto sulle case e quindi meno rumoroso.
Quando non c’era. A vederlo oggi, con i suoi milioni di passeggeri, sembra una realtà da sempre presente; ma l’aeroporto civile è stato una lenta evoluzione dello scalo militare (nato nel 1911), tanto che non ha una data di nascita precisa, perché i primi voli commerciali si sono effettuati negli anni Sessanta, ma il primo embrione di terminal con tutti i crismi è apparso nel decennio successivo. Il quartiere San Giusto era considerato campagna dai suoi stessi abitanti, che quando si recavano in centro dicevano: «Vado in città». Nei ricordi degli anziani un evento fa da spartiacque: a metà degli anni Cinquanta un cargo che trasportava bestiame precipitò nella zona dell’attuale via Cariola «e i pompieri passarono da via Sant’Agostino perché via dell’Aeroporto ancora non esisteva». Da quel giorno i pisani cominciarono a capire che con quello scalo c’era da fare i conti.
L’Alberone. Questo e altro si sente nel circolo “Alberone”, fino a pochi anni fa punto di ritrovo del quartiere, ma oggi poco frequentato dai giovani, come racconta Viola, una delle bariste: ora c’è solo la tombola e, appena comincerà a fare un po’ più di fresco, ripartirà anche il liscio serale. Il circolo prende il nome da un platano che c’era già ai tempi della guerra e al momento è uno dei più grandi, vecchi e belli di Pisa: con la sua chioma regala ombra nello spiazzo con i tavolini davanti al locale. Mauro Bassoni, classe 1945, non ricorda problemi legati all’aeroporto nei primi tempi: «Non c’era tutto il via vai di adesso».
I fiorentini. Bassoni merita di essere ascoltato dall’inizio: «Che si piglino tutto i fiorentini! Quella volta ogni tanto che mi serve l’aereo, lo vado a prendere laggiù». Si riferisce all’epilogo di quella che è stata ribattezzata “guerra dei cieli” e oggi, dopo un anno di botta e risposta durissimi, vede il Galilei e lo scalo di Peretola sotto una sola società: Toscana Aeroporti. Bassoni in controtendenza spiega perché si è stancato dell’aeroporto: «Passano tutti davanti casa mia, dai muratori all’alba, ai passeggeri con il trolley e i bimbi a seguito che piangono. Per non parlare degli autonoleggi e dei tassisti che vanno a tutta birra». Insomma, «non si dorme e non solo d’estate, quando hai le finestre aperte».
I favorevoli. Il quartiere vive tensioni periodiche sul tema e organizza assemblee pubbliche; Mauro Falchi prova a vedere il lato positivo della vicenda: l’aumento di passeggeri previsto (7 milioni dagli attuali 4 e mezzo) può diventare «per noi, spero, una ricchezza. Se fate un giro adesso, troverete tanti fondi chiusi». E di sicuro apprezza i lavori per il People mover, il minitreno che collegherà lo scalo alla stazione ferroviaria: «Quando sarà pronto, il traffico stradale dovrebbe migliorare. Intanto abbiamo tolto due passaggi a livello; non erano una bella accoglienza». Tra cinquant’anni parleranno di neve e di quando la natura bloccò il Galilei.
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