Il Tirreno

Pisa

pisa di notte

San Giusto tra amore e odio per l’aeroporto Galilei

Gianluca Campanella
L'aeroporto Galilei fotografato di notte da Fabio Muzzi
◗
L'aeroporto Galilei fotografato di notte da Fabio Muzzi

Lo scalo è una fonte di ricchezza economica, ma anche di gravi problemi legati all’inquinamento acustico, come spiegano al circolo Alberone

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Venerdì 17 dicembre 2010 otto centimetri di neve bloccarono mezza Italia. Tra le immagini pisane che più rappresentano quel giorno (Torre imbiancata a parte) ce se sono un paio che riguardano l’aeroporto: un’unica fila di turisti e studenti fuorisede sul cavalcavia di San Giusto che si dirigono a piedi verso lo scalo internazionale Galilei; e le trentacinque brande allestite all’interno del terminal (d’intesa con la Croce Rossa) per alleviare i disagi di donne, anziani e bambini, che hanno gustato insieme agli altri “naufraghi” anche pasti caldi. E ci danno due informazioni sull’aeroporto, rappresentato nell’undicesima stampa (foto di Fabio Muzzi e commento di Marco Barabotti) in regalo con “Il Tirreno” del 7 luglio per la collana “Pisa di notte”: al Galilei si può andare a piedi e si riceve un trattamento umano, anche quando la colpa dei problemi non è della società che lo gestisce.

Vicinanza alla città. Il fatto che sia così vicino al centro abitato ne ha determinato il successo: collegato bene con gli altri capoluoghi della costa tirrenica (e non solo), per i pisani è raggiungibile in bici, in bus o addirittura a piedi. Una comodità unica. Il rovescio della medaglia è il rumore dei motori: gli aerei atterrano o decollano (a seconda del vento) passando quasi dal centro di Pisa e per i caseggiati che si trovano nel cono acustico può diventare un problema. La speranza è che la pista allungata di 500 metri a sud (sarà pronta il prossimo anno) determini un passaggio molto più alto sulle case e quindi meno rumoroso.

Quando non c’era. A vederlo oggi, con i suoi milioni di passeggeri, sembra una realtà da sempre presente; ma l’aeroporto civile è stato una lenta evoluzione dello scalo militare (nato nel 1911), tanto che non ha una data di nascita precisa, perché i primi voli commerciali si sono effettuati negli anni Sessanta, ma il primo embrione di terminal con tutti i crismi è apparso nel decennio successivo. Il quartiere San Giusto era considerato campagna dai suoi stessi abitanti, che quando si recavano in centro dicevano: «Vado in città». Nei ricordi degli anziani un evento fa da spartiacque: a metà degli anni Cinquanta un cargo che trasportava bestiame precipitò nella zona dell’attuale via Cariola «e i pompieri passarono da via Sant’Agostino perché via dell’Aeroporto ancora non esisteva». Da quel giorno i pisani cominciarono a capire che con quello scalo c’era da fare i conti.

L’Alberone. Questo e altro si sente nel circolo “Alberone”, fino a pochi anni fa punto di ritrovo del quartiere, ma oggi poco frequentato dai giovani, come racconta Viola, una delle bariste: ora c’è solo la tombola e, appena comincerà a fare un po’ più di fresco, ripartirà anche il liscio serale. Il circolo prende il nome da un platano che c’era già ai tempi della guerra e al momento è uno dei più grandi, vecchi e belli di Pisa: con la sua chioma regala ombra nello spiazzo con i tavolini davanti al locale. Mauro Bassoni, classe 1945, non ricorda problemi legati all’aeroporto nei primi tempi: «Non c’era tutto il via vai di adesso».

I fiorentini. Bassoni merita di essere ascoltato dall’inizio: «Che si piglino tutto i fiorentini! Quella volta ogni tanto che mi serve l’aereo, lo vado a prendere laggiù». Si riferisce all’epilogo di quella che è stata ribattezzata “guerra dei cieli” e oggi, dopo un anno di botta e risposta durissimi, vede il Galilei e lo scalo di Peretola sotto una sola società: Toscana Aeroporti. Bassoni in controtendenza spiega perché si è stancato dell’aeroporto: «Passano tutti davanti casa mia, dai muratori all’alba, ai passeggeri con il trolley e i bimbi a seguito che piangono. Per non parlare degli autonoleggi e dei tassisti che vanno a tutta birra». Insomma, «non si dorme e non solo d’estate, quando hai le finestre aperte».

I favorevoli. Il quartiere vive tensioni periodiche sul tema e organizza assemblee pubbliche; Mauro Falchi prova a vedere il lato positivo della vicenda: l’aumento di passeggeri previsto (7 milioni dagli attuali 4 e mezzo) può diventare «per noi, spero, una ricchezza. Se fate un giro adesso, troverete tanti fondi chiusi». E di sicuro apprezza i lavori per il People mover, il minitreno che collegherà lo scalo alla stazione ferroviaria: «Quando sarà pronto, il traffico stradale dovrebbe migliorare. Intanto abbiamo tolto due passaggi a livello; non erano una bella accoglienza». Tra cinquant’anni parleranno di neve e di quando la natura bloccò il Galilei.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa