Il Tirreno

Pisa

i luoghi del cuore

Tra religione e scienza la Certosa di Calci sfida i secoli

Gianluca Campanella
La Certosa di Calci fotografata di notte da Fabio Muzzi
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La Certosa di Calci fotografata di notte da Fabio Muzzi

Da una parte le celle dei monaci, dall’altra il Museo di storia naturale gestito dall'Università

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CALCI. “O beata solitudo, o sola beatitudo”. Non è proprio un benvenuto la frase che accoglie il viandante che si imbatte nella facciata d’ingresso della Certosa di Calci: l’edificio di culto nasce come luogo di isolamento, in cui il monaco vive nel silenzio e nella solitudine per giungere al più elevato grado di perfezione. Varcando quella porta ci si prepara quindi alla separazione dal mondo e dagli altri, prezzo da pagare per trovare il piacere della tranquillità dell’animo. La foto della Certosa, scattata da Fabio Muzzi, è la nona stampa della collana “Pisa di notte”, in regalo il 4 luglio con “Il Tirreno”. La scheda è completata da un commento di Marco Barabotti.

San Bruno. Se fosse intitolata a qualcuno, la Certosa si chiamerebbe “San Bruno”, fondatore dell’ordine certosino nel 1084, beatificato nel 1514 e santificato nel 1623. Infatti lo si trova dappertutto: in statua all’ingresso; e dipinto sull’altare della cappella, sulla parete del chiostro grande, nella parete destra del vestibolo, sulla volta del corridoio che conduce dallo scalone al chiostro grande e così via… Filosofo, teologo e insegnante, Bruno è una figura centrale nella storia del monachesimo: l’iniziatore di una forma di vita religiosa orientata alla ricerca di Dio, nella solitudine e nel silenzio, sceglie presto la strada della vita eremitica. Per capire il tipo, è quello dell’«ozio laborioso e azione quieta». C’è solo un oggetto alla Certosa che batte per numero di repliche San Bruno: la meridiana. Impossibile stabilirne il numero esatto, basti ricordare che i certosini avevano fame di conoscenza in ogni disciplina dello scibile umano e furono anche abili astronomi. Si dedicarono quindi alla scienza della gnomonica, arte di costruire orologi solari, fondamentali per scandire lo scorrere del tempo che regolava le otto parti della giornata prescritte dal Canone.

Scienza e fede. In epoca contemporanea ci piacciono poco i tuttologi e preferiamo la specializzazione del sapere. Così la cultura e la religione si sono separate nella Certosa, che oggi appare divisa in due: a sinistra c’è l’ingresso del Museo di Storia naturale, gestito dall’Università di Pisa; e a destra il Museo nazionale della Certosa monumentale di Calci, gestito dal ministero della Cultura. Per capirsi, nel primo entrano gratis gli studenti dell’Ateneo e nel secondo entrano gratis tutti, ma solo la prima domenica del mese. Vediamoli uno alla volta.

Università. Prestiamo attenzione al nome: “Storia naturale”. Non c’è solo la bellezza della natura, ma anche il modo in cui essa è stata rappresentata nei secoli. Alla prima categoria appartengono scheletri (veri) di dinosauri e di enormi cetacei. In genere i bambini si spaventano davanti ai fossili dei rettili ormai estinti e fanno “Oh” quando arrivano in cima all’ultima sala occupata (tra l’altro) da numerose balenottere, lunghe più di 15 metri ciascuna. Un recente allestimento ludico ha invertito la prospettiva: adesso i piccoli ridono quando mettono il loro piede nell’orma del Tirannosauro Rex e capiscono quanto è piccola la propria appendice in proporzione. Invece hanno un attimo di esitazione quando, in fondo alla pancia del mammifero marino, trovano un tavolino e Geppetto: «Ma questa è davvero la balena che si è mangiata Pinocchio?». Più interessante (per i grandi) è la parte storica, ovvero qual era il concetto di museo nell’Ottocento e come vere e proprie paccottiglie erano vendute per prodigi. Solo un esempio: un teschio con un corallo incollato sulla sommità veniva spacciato per un mostro spaventoso partorito forse da una strega.

Religione. Tertulliano definisce in poche parole quella che deve essere l’atmosfera che regna in chiesa: «Timore di Dio, austera dignità, diligenza tremante, religiosa soggezione, incedere modesto e Dio che domina su tutto!». Peccato che sia vissuto nel secondo secolo dopo Cristo, altrimenti ci verrebbe il sospetto che abbia scritto quelle parole dopo aver visto la Certosa, fondata nel 1366: la parte monumentale è di una grandiosità e bellezza che annichiliscono. E se non bastasse, ci sono ulteriori trucchetti per riportare all’ordine anche il monaco più scanzonato: in refettorio c’è un personaggio raffigurato sul muro che sembra ti segua con lo sguardo se ti muovi per la stanza. È una delle illusioni ottiche meglio riuscite. E se la tranquillità dell’animo fosse solo un’illusione.

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