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In autostop da Pisa fino alla natia Svezia

PISA. Durante gli anni Settanta, le nostre strade, in particolare d’estate, erano piene di ragazzi e ragazze che facevano autostop. Fu una moda che durò a lungo per poi spegnersi negli anni Novanta...

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PISA. Durante gli anni Settanta, le nostre strade, in particolare d’estate, erano piene di ragazzi e ragazze che facevano autostop. Fu una moda che durò a lungo per poi spegnersi negli anni Novanta e successivi. Adesso, ogni tanto c’è una mosca bianca che si avventura con tanto di cartello di cartone su cui è scritta la destinazione finale e con tanto di pollice alzato.

Una di queste mosche bianche è Alfred, 22 anni, svedese che in autostop da Pisa è tornato nella sua terra, a Norrköping. Come scrive l’Huffington Post, Alfred è partito da Pisa, dove ha vissuto per quasi un anno lavorando alla pari e studiando l'italiano e dove ancora vive parte della sua famiglia. Per tornare a Stoccolma, distante 1813 chilometri in linea d'aria, ha scelto l'autostop. «La cosa più bella - ha dichiarato Alfred - è che ti permette di incontrare persone veramente speciali: persone socievoli e atipiche, che spesso non vivono o non hanno vissuto vite normali». Dell'Italia gli sono rimasti impressi soprattutto i cartelli messi all'ingresso delle autostrade con scritto "No autostop". Non li ha mai visti in altri Paesi.

Per tornare a casa sua Alfred ha attraversato l'Europa da sud a nord, da Pisa a Stoccolma. Ventotto macchine per nove tappe intermedie: Milano, Zurigo, Friburgo, Amsterdam, Amburgo, Horslunde, Lund, Varberg e Norrköping.

Tuttavia, il divieto agli autostoppisti lungo all’ingresso delle autostrade, Alfred ha trovato tre passaggi di automobilisti italiani: un uomo da solo, ferrarese, nel portarlo da Pisa verso Milano ha fatto una strada statale per fargli ammirare il paesaggio e la campagna. Poi una seconda auto, una coppia anziana di milanesi «così disponibili, mi hanno dato molte indicazioni sulla città». Infine, nella tratta verso Zurigo, un signore milanese e residente a Lugano. Oltre agli italiani, a "traghettarlo" nel suo viaggio sono stati pendolari, coppie cresciute negli anni '80, giovani viaggiatori solitari. «Tutti quelli che ti danno un passaggio hanno una storia da raccontarti. Un francese - ha raccontato Alfred - per tutto il tempo ha cercato di convertirmi. Quando sono sceso mi ha lasciato una pagina della Bibbia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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