Il Tirreno

Pisa

pisa di notte

La piazza delle Sette vie, un tempo cuore della città

di Gianluca Campanella
Piazza dei Cavalieri fotografata da Fabio Muzzi
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Piazza dei Cavalieri fotografata da Fabio Muzzi

Oggi si chiama dei Cavalieri e ospita la sede della Scuola Normale Superiore. La Torre di Ugolino resa celebre da Dante e la Chiesa di Santo Stefano

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PISA. Una delle prove di nonnismo più dure inflitte alle matricole della Scuola Normale Superiore, che si affaccia su piazza dei Cavalieri, e della Scuola Superiore Sant’Anna è elencare il nome dei sette nani (quelli di Biancaneve). Analoga tortura sarebbe chiedere quali fossero le Sette vie, le strade che un tempo davano il nome alla attuale piazza dei Cavalieri, rappresentata nella stampa (foto di Fabio Muzzi e commento di Marco Barabotti) in regalo con “Il Tirreno” di oggi per la collana “Pisa di notte”. Lo slargo è la vera agorà della città, perché l’area del Duomo e della Torre in passato è stata il punto di riferimento religioso per la comunità cattolica; e ora è una delle zone monumentali più famose al mondo. Ma la vita terrena e politica si è svolta molto di più tra le Sette vie, prima che nuovi equilibri e nuove istituzioni regalassero a Pisa gli attuali assetti democratici.

Quelli della notte. Non è peregrino il richiamo alle pratiche di accoglienza riservato ai nuovi arrivati delle due scuole d’eccellenza. Anzi, se si parla di Pisa di notte è doveroso ricordare che piazza dei Cavalieri ha un ruolo fondamentale. Tutti sanno della movida estiva e delle polemiche relative. Ma esiste una forma nobile di vita notturna invernale che è prerogativa degli studenti freschi di vittoria al concorso nazionale. Premessa: Normale e Sant’Anna sono istituti universitari a cui si accede con una rigidissima selezione; e tra le due esiste una sana competizione. Oxford e Cambridge si sfidano a colpi di vogate sulle rive del Tamigi; normalisti e santannini a suon di gavettoni e cori goliardici. Gli assalti reciproci tra le due compagini negli anni hanno cambiato format più volte.

Rotolo standard. Ma una pratica è rimasta immutata ed è quella che precede il corpo a corpo: la “misuratio”. In un giorno deciso dagli “anziani”, dalla porta un tempo principale del Sant’Anna in via Carducci (ora l’ingresso è stato spostato in piazza dei Martiri) le matricole devono srotolare carta igienica e comporre un’unica linea fino alla statua di Cosimo I, che campeggia al centro della piazza e per fortuna non ha il dono della parola. I giovani temerari devono evitare il contatto con il nemico normalista, prestare attenzione a non strappare il delicato “tessuto” e, soprattutto, indovinare quanti Rs distano i due punti. Dove Rs è un’unità di misura (il rotolo standard) definita in modo esoterico. Per non aiutare le future generazioni di studenti modello, non sveliamo il valore esatto della misura finale.

Affaccio imponente. Sono tanti i gioielli che si affacciano su piazza dei Cavalieri. Il più imponente è di sicuro quello della Carovana, sede della Normale dal 1846. Già Palazzo degli Anziani in epoca medioevale (il primo corpo di fabbrica risale al 1286), il palazzo fu ristrutturato da Giorgio Vasari a partire dal 1562, su richiesta del Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici. L’edificio fu sede del collegio che educava i Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano, istituzione militare e monastica fondata nel 1561 dal Granduca per raccogliere la gloriosa eredità marinara dell’antica Repubblica Pisana e combattere le scorrerie di Turchi e infedeli sul Mediterraneo.

Gli altri tesori. Ogni mattone ha una storia nei dintorni delle Sette vie. Menzione speciale alla Torre della Fame, dove si narra che fosse imprigionato il conte Ugolino. E alla chiesa di Santo Stefano non tanto per l’aspetto esteriore, quanto per i tesori nascosti all’interno. E su tutti spicca la “Lapidazione di Santo Stefano”, ancora di Giorgio Vasari. Che ha subito un restauro delicatissimo terminato nel giugno del 2013.

Agorà. Dicevamo che piazza dei Cavalieri è stata fulcro della vita politica, culturale e sociale pisana: sin da quando il “Popolo” prese il potere nel 1254 e venne eretto il palazzo del Popolo e degli Anziani, sede della magistratura della città. Fino ai concerti (limitatissimi per numero) che si sono svolti: l’ultimo è di Caparezza, artista pugliese che vi ha suonato il 4 settembre 2014. Per anni i maliziosi hanno insinuato che la piazza fosse il “giardino della Normale”, versione aggiornata della dottrina Monroe; e che nessuna foglia si muovesse senza l’ok del Palazzo. In realtà tra Pisa e la Scuola corre un antico rispetto. E per non scontentare nessuno il penultimo presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è venuto due volte in città: nel 2010 per l’inaugurazione dell’anno accademico della Normale (il 200° dalla fondazione). E l’anno dopo per il 150° dell’Unità d’Italia a inaugurare corso Italia con la nuova lastricatura, l’anno accademico dell’Università e la Domus Mazziniana.

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