PISA. «Credo molto nell’asse Pisa-Firenze, ma questa volontà di alleanza va dimostrata concretamente». Dopo la stretta di mano tra i sindaci Nardella e Filippeschi dentro l’aeroporto Galilei, è il deputato Maria Chiara Carrozza (Pd) ad auspicare un salto di qualità nel “patto dell’Arno». E dà il suo contributo facendo esempi pratici: «Questo tema Pisa-Firenze è da approfondire attraverso qualche proposta che riguardi non solo la politica, ma anche settori come la sanità e l’università. Un modo potrebbe essere quello di un’alleanza nel campo della medicina e della formazione dei medici tra gli atenei di Pisa, Siena, Firenze».
Stop alla concorrenza. Secondo Maria Chiara Carrozza, la riforma della sanità in atto «che interessa molto le aziende ospedaliere dovrebbe essere affrontata anche dal punto di vista accademico, provando a sperimentare percorsi innovativi che portino ad un’integrazione delle tre università e non più a una concorrenza regionale, pur mantenendo ognuna le proprie specificità». Quella concorrenza che, come punta dell’iceberg, ha visto primari dell’ospedale di Pisa trasferirsi a Firenze. «Al contrario - riprende l’ex ministro - visto che non c’è nemmeno una grande distanza tra le due città, si dovrebbe ragionare come sistema in modo da fare sì concorrenza, però alle altre regioni italiane».
Un piano delle università. Ma come tenere in equilibrio i rapporti tra città con la voglia di egemonia di Firenze? «Farsi la guerra tra aeroporti è sbagliato - risponde Carrozza - ma è sbagliato anche pensare che Pisa debba avere un ruolo minore perché città più piccola. Dal punto di vista delle università è la città più grande: lo dicono la storia e la realtà. Bisognerebbe inseguire un obiettivo: fare della Toscana un modello di integrazione tra università attraverso un piano strategico regionale. Sta al mondo accademico provarci, ma anche alla politica prevedendo un sistema di incentivi».
Poli tecnologici. Alta formazione chiama ricerca. Per Carrozza serve un’inversione di tendenza. Anzitutto «basta con la frammentazione di poli, parchi e centri tecnologici sia in provincia che sulla costa». La proposta: «Un’alleanza tra Cnr, Università e Regione: quest’ultima prenda in carico questi poli che sono il risultato di investimenti pubblici. Navacchio, invece che un problema di dismissione di quote dopo lo smantellamento delle Province, deve essere al centro di una sfida di rilancio in ottica regionale». Dunque, «serve una strategia che comprenda tutti i poli della costa. Già noi abbiamo commesso un errore frazionando le varie realtà tra la cittadella universitaria a Pisa, poi Navacchio e poi Pontedera. E’ uno sforzo che dobbiamo compiere a cominciare dalla politica, andando oltre i litigi nel Pd, ma anche chiamando in causa il tessuto imprenditoriale». E sul territorio non mancano certo centri di eccellenza in cui mondo della ricerca e grandi aziende si incrociano, come ad esempio i laboratori Ericsson ospitati al Cnr. Uno dei problemi, secondo Carrozza, è che «finora l’università è stata in qualche modo estromessa dalla gestione dell’innovazione. E anche nella sanità l’università è vista come un problema a causa del baronato: ma l’alleanza deve essere considerata pure come un’opportunità per bilanciare determinati pesi».
Le potenzialità. Di fronte ai nuovi scenari, «il rischio per Pisa è perdere competitività», ammonisce l’ex ministro Carrozza. Ma le armi ci sono. «Di recente ero a Cagliari per una conferenza. I colleghi universitari mi dicevano: beati voi a Pisa, che avete talmente tanta ricerca, progetti e cervelli. Questo significa che abbiamo possibilità che il resto d’Italia ci invidia. Allora perché - conclude Carrozza - non partire da qui con un progetto di rilancio, anche in alleanza con Firenze».
©RIPRODUZIONE RISERVATA