Lutto
«Meno fuochi d’artificio più soldi per i costumi»
L’appello lanciato da Moschini, presidente degli Amici del Gioco del ponte Benedettini (Fondazione Cerratelli): quegli abiti d’epoca vanno restaurati
PISA. «Meno inutili fuochi d’artificio, più soldi per la manutenzione dei costumi».
È l’appello lanciato da Umberto Moschini, presidente dell’associazione Amici del Gioco del ponte: «Conosco bene la storia di questa tradizione secolare, me ne occupo dal 1970 e posso dire che i costumi sono trascurati da anni, molti sono da rifare interamente: sabato sera facevano pietà, esclusi quelli dei picchieri, realizzati di recente. La situazione è drammatica: le coppe dei combattenti sono in condizioni pietose, eppure non costano tanto».
«Il Gioco del ponte è l’unica manifestazione che esalta la grandezza pisana: va ricreata così com’è sempre stata. L’ufficio comunale competente dovrebbe ascoltare i consigli di chi se ne intende, cercare le risorse e indirizzarle per ciò che serve davvero. C’è un pressapochismo dilagante – aggiunge Moschini, che non nasconde rammarico per la decadenza della storica manifestazione -. I soldi ci sono, manca la volontà di spenderli in un certo modo. Insieme a Mauro Del Corso, presidente di Amici dei Musei che purtroppo è scomparso l’anno scorso, e a Massimo Balzi del Circolo Mazzei, abbiamo posto questo problema all’attenzione dell’amministrazione. Il circolo ha realizzato le scarpe di figuranti, quest’anno i guanti. Ma non basta la generosità dell’associazionismo, è necessario un serio impegno del Comune».
Moschini plaude all’impegno tanti volontari che mantengono in vita eventi come questo: «Centomila grazie ai figuranti che hanno sfilato in maniera egregia. Negli ultimi anni è stato messo a punto un progetto di recupero insieme a Moira Brunori, nota esperta del settore. Il Comune le aveva dato incarico di fare un sopralluogo, poi è rimasto tutto fermo per mancanza di fondi. Non è un problema da affrontare con superficialità. Serve una programmazione seria durante l’anno».
Oltre 700 i figuranti che sabato pomeriggio hanno sfilato sui Lungarni, indossando preziosi costumi di effetto scenico e foggia tardo-cinquecentesca: in velluto, damasco, broccati pregiati, alcuni furono realizzati nel 1935 su bozzetti del critico d’arte Fortunato Bellonzi, che si ispirò a stampe di epoca medicea. «La struttura ideata originariamente da Bellonzi rappresentava una vera e propria tavolozza di colori, che adesso sono scoloriti», conclude Moschini.
In questi giorni l’assessore alle manifestazioni storiche, Federico Eligi, ha annunciato che a luglio chiederà di introdurre, nella variazione di bilancio, una voce riguardante un primo contributo per la sistemazione dei costumi. Quelli attualmente usati dal corteo storico che precede il Gioco del ponte, sono stati realizzati in epoche diverse: quelli più vecchi risalgono al 1935 (così come le armature) e solo alcuni possono essere ancora utilizzati; diversi sono stati prodotti nel ’60, per l’edizione storica al Circo Massimo, in occasione delle Olimpiadi ospitate a Roma. Altri costumi sono stati poi realizzati dal ’82 in poi.
«La mancanza di cura e manutenzione fa deperire qualsiasi tipo di vestito: oggi sono centinaia i costumi da recuperare, a causa della mancanza di lavoro ordinario – commenta Vito Ardito, ex generale di Mezzogiorno -. Dopo la battaglia di sabato, i vestiti saranno lavati e riposti nel magazzino di Ospedaletto, senza alcun intervento sartoriale. Le corazze erano tutte rugginose e sono state pulite dai volontari: mi sembra un esempio emblematico dello stato delle cose».
«Ci occupiamo di abiti storici e contemporanei, ci chiamano da tutto il mondo. Il sindaco ci conosce – afferma Floridia Benedettini, direttrice della Fondazione Cerratelli -. Le discipline sartoriali oggi sono sempre più abbandonate ad un volontariato che non è attendibile, a meno che non venga appositamente formato. I risultati si vedono in tutti i cortei storici, non solo in quello pisano. Man mano che passa il tempo si perde la memoria di com’erano in origine. Il Gioco del ponte lo seguo da una vita. Una ventina di anni fa, grazie ai finanziamenti della Fondazione Pisa, mi sono occupata del rifacimento dei costumi da parata dei cavalieri: sono molto complessi, niente a che vedere con quelli teatrali. Poi non ho più avuto contatti con gli organizzatori della manifestazione».
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