Sicurezza
«Hanno cercato di colpirmi col cacciavite»
Il racconto del proprietario dell’appartamento in via Tommasi: è due giorni che non riesco a dormire
LIVORNO. «Uno dei ladri, dopo aver svaligiato casa dei miei, ha preso un cacciavite dall’auto e mi ha minacciato: parlava una lingua strana ma ho capito che voleva il mio I-phone. Poi ha cercato di colpirmi una, due, tre, quattro volte. Lui sferrava colpi e io indietreggiavo di un metro. È continuato così fino a quando non ho buttato il cellulare nel giardino e lui è salito in macchina con i suoi complici per fuggire. In quel momento non ho avuto paura, ma ora sono sue notti che non dormo ripensando a quello che ho vissuto».
A parlare è un professionista livornese di 35 anni, di cui non riveliamo il nome, molto conosciuto in città anche per la sua attività nel mondo dello sport
. Sabato pomeriggio intorno alle 17,30 il trentacinquenne era a casa con la sua ragazza. «Abito con i miei genitori - racconta - in una villetta in via Tommasi, a Colline: i miei genitori vivono al piano di sopra e io sotto. In quel momento stavo riposando. Abbiamo sentito prima suonare il campanello e poi un tonfo fortissimo. Poi un altro. Ho preso il cellulare e ho mandato un messaggio ai miei: “Se continuate chiamo i vigili”, gli ho detto scherzando». È stata la risposta di mamma e papà a metterlo in apprensione. «Hanno scritto: “Siamo al mare”. Allora mi sono messo un paio di pantaloncini e sono andato verso il giardino, dove c’è l’ingresso di casa loro».
La scena che il professionista si trova davanti è di quelle che fanno accapponare la pelle. «C’era una Opel Corsa parcheggiata davanti all’ingresso con una persona a bordo. Quando mi ha visto ha preso il cellulare e ha chiamato gli altri complici. Io, invece, ho fatto una foto alla macchina e poi ho telefonato al 113 che ha girato lachiamata ai carabinieri. Un secondo dopo è uscito il primo ladro, aveva in mano la borsa di mia madre e gliel’ho strappata di mano. Ma non sapevo quanti fossero. Dopo un altro attimo ne sono usciti tre: tutti uomini di origine rom tra i 20 e i 30 anni. In due sono saliti in macchina mentre l’ultimo ha cominciato a minacciarmi con quel cacciavite. Mi dispiace per due cose: che i carabinieri non siano arrivati prima così li avrebbero presi e il fatto di non essere riuscito a recuperare il resto della refurtiva».
Il bottino parla di tre orologi, alcuni orecchini e duecento euro in contanti. Mentre la paura e la rabbia rimasta negli occhi del professionista non ha prezzo. (f.l.)
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