Proteste
«Corteo e sfida insieme»
Dalle Magistrature il no alla proposta di dividere le due fasi dell’evento
PISA. Tramontana e Mezzogiorno, per una volta, unite nel bocciare l'ipotesi di separazione del corteo dai combattimenti per cercare di ridurre i tempi del Gioco del ponte. Rimane il fatto che nelle ultime due edizioni, al di là della questione legata alla pedana che ha portato via quasi un’ora, dall’inizio del corteo alla fine dei combattimenti sono passate oltre quattro ore. Una lunghezza difficile da far sopportare a quel pubblico che assiste alle sfide senza alcun coinvolgimento di tifo, ma come semplice spettatore. Lunghezza poi inconciliabile con ipotesi di promozione del Gioco fuori dalle mura pisane attraverso i nuovi social o i media tradizionali a cominciare dalla televisione.
Lavorare sui tempi morti. Tramontana (che quest’anno ha vinto per la quarta volta consecutiva) e Mezzogiorno concordano sul fatto che prima di pensare a tagliare parti del corteo sia necessario, una volta per tutte, mettere mani alla gestione del corteo stesso.
«Gestione – attacca il generale di Mezzogiorno Paolo Orsucci – che quest’anno si è rivelata approssimativa se non addirittura fallimentare. Il ritardo dei cortei di trenta minuti è stata accumulato alla partenza e non in corso».
Concorda il capitano del San Marco Cristiano Scarpellini: «Il corteo di Mezzogiorno (che partiva da via Gori per poi raggiungere piazza XX Settembre da corso Italia, nrd) era pronto e schierato alle 18.30. Ma siamo rimasti oltre quarantacinque minuti in corso Italia fermi, addirittura mi sono seduto ad un tavolino di un bar. È evidente che ci sono stati errori nella gestione del corteo. È lì che bisogna lavorare invece di fare la cosa più semplice e cioè tagliarlo o addirittura dividerlo in due parti. Ipotesi che respingiamo con forza».
Questa formula non si tocca. Il generale di Tramontana Marco Vaglini dice un no assoluto alla divisione del corteo dai combattimenti: «Si tratterebbe di un fatto antistorico rispetto alla tradizione del Gioco. Non avrebbe alcun senso far svolgere il corteo il giorno dopo i combattimenti. Il corteo è la preparazione alla sfida, è la dimostrazione di forza di una Parte attraverso i suoi uomini, l’invito alla battaglia. Farlo il giorno dopo a risultato già acquisito sarebbe ridicolo».
Sulla stessa lunghezza d’onda il capitano del San Michele Roberto Biagi: «Il Gioco si svolge una volta l’anno, non lo possiamo stravolgere per una questione di tempi. Sicuramente sabato scorso è successo di tutto e forse qualche spettatore ha lasciato i lungarni per stanchezza. Ma ci sono margini per ridurre i tempi, anche con l’attuale formula che non vogliamo toccare. Proviamo l’anno prossimo a rispettare gli orari al minuto, cosa non avvenuta ad esempio nel corteo, e vedremo che i tempi si conterranno».
Affidare il corteo a un regista. A lanciare l’idea è il generale Orsucci: «I tempi del corteo non sono affatto variabili. Le due Parti in poco meno di novanta minuti riescono a percorrere i quattro lungarni e tornare nelle rispettive piazze».
«Dopo – dice ancora la massima carica del comando di Mezzogiorno – ci sono ancora una ventina di minuti prima dei combattimenti: dalla “chiamata a battaglia” (che dura mediamente cinque minuti, nda) alla sfida consegnata dagli ambasciatori a cavallo. Tempi che avrebbero bisogno di qualcuno, chiamiamolo pure regista, in grado di coordinarli e sincronizzarli. Chi fino ad oggi ha svolto questo compito, evidentemente, non è riuscito. Secondo noi anche le singole Parti avrebbero al loro interno persone capaci al quale affidare questo compito».
Anticipare almeno l’ambasciatore. Una delle ipotesi sui cui forse ci potrebbe essere spazio di manovra è anticipare rispetto al giorno del Gioco la consegna delle sfide, la cosiddetta “cerimonia del cartello”. Sarebbero circa 20-25 risparmiati tra la fine dei cortei e l’inizio dei combattimenti.
«Su questo possiamo anche lavorare – spiega Marco Vaglini -. Anzi, noi l’avevamo proposto per i primi giorni di giugno. Un corteo di venticinque figuranti per Parte, quindi solenne, che accompagna gli ambasciatori per la consegna della sfida. Ovviamente non da farsi la sera prima del Gioco, con i problemi dei costumi che il giorno dopo devono essere nuovamente utilizzati».
Nuovo luogotenente a Tramontana. Le dimissioni di Roberto Tonini da luogotenente boreale sono irrevocabili.
Le aveva addirittura annunciate sul ponte durante i momenti di tensione per la pedana scivolosa insieme alla minaccia di non far salire le “sue” squadre. Poi dopo la sostituzione delle tavole (spostando quelle con il pessimo trattamento antiscivolo nella parte finale della pedana e non certo portandone di nuove) Tonini ha ritrovato la calma conducendo alla vittoria la Parte senza però cambiare idea sull’addio.
Al suo posto potrebbe arrivare Simone Ceccanti, che è l’attuale consigliere militare e ha condiviso con Tonini le scelte vincenti delle squadra da inviare sul ponte sabato scorso.
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