QUANDO SVENTOLA LA BANDIERA DELL’ORGOGLIO OMOSESSUALE
di CARLO VENTURINI Issare ed ammainare. Dopo il Gioco del Ponte, stamani altre due frange di combattenti salgono sul Ponte di Mezzo per improvvisare una sorta di tiro alla fune. La fune è quella che...
di CARLO VENTURINI
Issare ed ammainare. Dopo il Gioco del Ponte, stamani altre due frange di combattenti salgono sul Ponte di Mezzo per improvvisare una sorta di tiro alla fune. La fune è quella che issa la bandiera rainbow dell’orgoglio omosessuale, ma all’altro capo della corda c’è il comitato “Famiglia scuola educazione” che quella bandiera multicolor vorrebbe ammainare con tanto di lettera aperta indirizzata al sindaco. Questo duello ingaggiato dai due schieramenti va avanti da tempo immemore e come il gioco del Ponte nei secoli ha cambiato più volte armi, regole e giocatori.
Ci sono infatti le sentinelle in piedi che davanti al sagrato della Chiesa di San Francesco terrorizzano le associazioni per i diritti di figliare in ogni modo, stando con la faccia china su un libro ma guardando verso l’orizzonte dalle magnifiche sorti progressive della famiglia evangelica. Sono tutti pacifisti, le sentinelle in piedi e le associazioni per i diritti di genere, ma chissà perché ci vuole sempre un bel cordone doppio della celere a tenerli ben separati. Ma gli sfottò vocali non si manganellano. E vai allora con gli slogan che partono subito d’acchito con il classicissimo “fascisti” per approdare a gorgheggi più sofisticati. Ad esempio: “Se gli omosessuali si sposano che problema c’è? Tanto non gli dovete fare il regalo”.
La felicità è stata messa nella costituzione dagli Stati Uniti d’America e tuttora non ne hanno trovato i contorni di questa felicità che comunque deve passare dai 350 milioni di armi in giro per gli Usa. Dalle stelle e strisce, al nostro Comune che ha aderito alla “Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere”. E poi il Comune ha immolato e unto una sorta di Giovanna d’Arco dei diritti di tutti per tutti ed a prescindere da tutto, e cioè l’assessora Marilù Chiofalo che “fomenta” la dose di pruriti polemici dei consiglieri comunali di centrodestra non solo organizzando convegni su convegni su tutte le tematiche gender, ma avanzando l’ideona di fare lezioni nelle scuole sempre di cultura gender.
E già che c’è, l’assessora ci piazza pure la cultura rom. Pare di vederlo, il ditino alzato di un bambino senegalese che dice: «E la mia, di cultura?». Ci sarà tempo e modo anche per la sua, si spera. E se si insegnasse invece, semplicemente, educazione civica? Quella materia tediosissima e banale che non discrimina nessuno, ma che magari non vuole esaltare qualcosa o qualcuno. Alcuni quella materia la chiamerebbero buon senso, che è, appunto, di una noia mortifera.
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