Sicurezza
Settecento figuranti per il corteo storico: un’emozione unica
Le origini del Gioco del Ponte si perdono nei secoli all’inizio fu il Mazzascudo, scontro armato tra due fazioni
PISA. Una rievocazione storica come poche in Italia. Questo è il Gioco del Ponte. Basta il corteo, con oltre 700 figuranti, a comprendere le dimensioni di questa manifestazione. Senza contare i preziosi costumi, i cavalli, lo scenario unico dei lungarni.
Il Gioco ha una tradizione lunga di secoli. Una delle teorie sulla genesi del Gioco ne individua l’antecedente diretto nel combattimento detto del Mazzascudo, vero e proprio scontro armato tra due Fazioni (Gallo e Gazza, suddivise a loro volta in squadre), i cui soldati avevano il capo coperto da un elmo (dorato per la Parte del Gallo e rosso per quella della Gazza). Gli avversi schieramenti si affrontavano in piazza dei Cavalieri (allora “degli Anziani”), attaccando con una mazza e parandosi con uno scudo, da cui il nome del torneo. Vinceva chi riusciva a cacciare i nemici dal campo di contesa.
La sfida sul ponte non rimase nel tempo identica a se stessa, ma subì variazioni, riguardanti il nome delle fazioni, il numero di squadre e combattenti, gli emblemi utilizzati, la durata e le modalità dei combattimenti.
Il Gioco del Ponte, con tale denominazione, iniziò ad essere disputato con regolarità sicuramente a partire dal 1560: ed è dopo questa data che si iniziano a reperire informazioni più abbondanti e interessanti. Nel Seicento il Gioco si svolgeva il 17 gennaio (giorno di Sant’Antonio Abate) e ad un certo punto fu introdotto l’uso di disputarne due ogni anno: il primo (sempre il 17 gennaio) era detto Battagliaccia e veniva considerato una sorta di prova; il secondo, chiamato Battaglia generale, si svolgeva in data da stabilire di volta in volta e solitamente era presentato come spettacolo in onore di ospiti illustri in visita a Pisa. In questa versione seicentesca, si lottava corpo a corpo ed i combattenti erano protetti da una specie di caso chiamato morione, nonché da imbottiture di feltro. L’arma usata era il targone (oggi esibito nel corteo sia dai combattenti che dai celatini), uno scudo di legno a forma di foglia di ulivo, con la parte larga per difendersi e la punta per attaccare.
Funzione particolare spettava poi ai celatini (4 o 6 per squadra), così chiamato perché indossavano una celata, ovvero un elmo senza visiera: loro compito era di gettarsi nella mischia cercando di afferrare per le gambe gli avversari e di farli prigionieri.
Nel corso di questo secolo il Gioco, originariamente improntato ad una visione cavalleresca dello scontro, assume un significato più marcatamente agonistico, facendo emergere e poi prevalere il carattere ludico e competitivo della sfida. La versione moderna della sfida nasce nel 1935 con una edizione a cui assistette ale re Maestà Vittorio Emanuele III con tutta la famiglia reale. Il Gioco non venne ripetuto l'anno successivo per via della guerra in Etiopia, ma riprese subito nel 1937, raccogliendo ancora un grande successo di pubblico.
Un'ulteriore pausa si ebbe a causa della seconda guerra mondiale e del conseguente abbattimento del ponte di Mezzo. Con la sua ricostruzione post-bellica le dispute ricominciarono, con l'introduzione del carrello, ma solo fino al 1963. Poi nel 1982 la definitiva rinascita.
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