Sicurezza
"Mia madre rischia di finire sulla sedia a rotelle"
Pisa: lo sfogo del figlio della pensionata in rianimazione dopo lo schianto in ascensore con tre feriti
PISA. «Non so se mia madre tornerà a camminare. Rischia di finire i suoi giorni su una sedia a rotelle». Franco Colarieti nell'incidente del condominio di via Landi vive una triplice apprensione familiare: è il figlio della prof Giovanna Cavedoni in rianimazione, fratello di Simona, alle prese con la frattura del malleolo destro e di una vertebra(30 giorni immobile, e lunedì 22 giugno forse viene trasferita all'ospedalino di Navacchio) e cognato di Gregory Boyton, in traumatologia, che lunedì 22 verrà operato per la frattura esposta della caviglia destra. L'85enne dopo una prima operazione subìta sabato per ridurre le 5 fratture alle gambe, giovedì sarà sottoposta a un altro intervento per l'applicazione delle placche. «Ora devo sistemare una situazione sanitaria complicata - prosegue Colarieti -. Poi arriverà il momento di stabilire le responsabilità. Mi affiderò a un avvocato. Lo devo ai miei familiari e in particolare a mia madre che alla sua età forse non tornerà più a camminare. Mi dispiace, ma se qualcuno ha sbagliato deve pagare».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11653452:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/06/21/news/si-rompe-il-cavo-ascensore-a-picco-1.11653452]]
Sul fronte delle indagini sarà un duello di perizie quello che verrà ingaggiato da Procura e ditta per stabilire se l'incidente dell'ascensore del condominio di via Landi 6 sia stato un evento imprevedibile o se, al contrario, ci possa essere l'errore umano sotto forma di negligenze tecniche. A breve sarà a disposizione del magistrato Lydia Pagnini, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per lesioni colpose gravi, l'informativa della polizia giudiziaria dei vigili del fuoco. Il sopralluogo di sabato mattina, subito dopo i fatti, è servito al personale del comando di via Matteotti a farsi un'idea dell'eventuale innesco nella dinamica conclusa con la caduta in verticale della cabina con tre persone all'interno. Ma non è escluso che la titolare delle indagini nomini anche un consulente tecnico per chiarire cosa è successo al cavo di collegamento e al dispositivo di sicurezza, quello che viene chiamato "paracadute", per arrivare al risultato di un volo a picco dal quarto piano per una dozzina di metri con tre persone all'ospedale, di cui una in rianimazione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11653484:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/06/21/news/abbiamo-premuto-il-tasto-e-siamo-subito-precipitati-1.11653484]]
Tra le parti in causa, dalla Procura ai feriti, ha tutto l'interesse a fare luce sull'episodio anche la Siara, la ditta di Gello che cura la manutenzione dell'impianto condominiale e che proprio giovedì mattina con alcuni tecnici aveva controllato la struttura che risale agli anni Sessanta. L'impresa si appresta a nominare un perito di parte per fornire anche la sua versione nell'ambito delle indagini alla ricerca di eventuali responsabilità sulle funzioni dell'ascensore e sui controlli periodici previsti dalla legge. L'impatto con il suolo dopo un volo in picchiata per una dozzina di metri è stato traumatico per tutti con effetti più gravi per l'ex professoressa delle scuole medie. A polizia e vigili del fuoco i tre sopravvissuti lo hanno ripetuto più volte: «Dopo aver premuto il pulsante sono trascorsi alcuni secondi e poi siamo precipitati». Il cavo di collegamento con la cabina è stato trovato sfilacciato e nessuna risposta è arrivata dai cavi che avrebbero dovuto garantire la "frenata" dell'ascensore lanciato a tutta velocità fino allo schianto nel pozzetto a terra.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
