La manifestazione
Si rompe il cavo ascensore a picco
Tre si fratturano le gambe. Anziana finisce in rianimazione Ko il dispositivo di sicurezza. Inchiesta per lesioni colpose
PISA. Uno schianto arrivato dopo una dozzina di metri in caduta libera con tre persone chiuse in un ascensore.
La cronaca di una tragedia mancata racconta di tre ricoverati in ospedale con fratture alle gambe per la caduta verticale della cabina precipitato dal quarto piano in un condominio in via Landi 6. Una, la più anziana di 85 anni, è in rianimazione e in prognosi riservata dopo essere stata operata per ridurre le 5 fratture subìte. Gli altri due, la figlia di 45 anni, una gamba rotta e il suo compagno, un pensionato americano di 69 anni, un calcagno e relativo malleolo ko, sono meno gravi, ma anche per loro è stato necessario sottoporsi a interventi e ingessature.
Lo schianto. Sono circa le 10,30 quando i tre, Giovanna Cavedoni, 85 anni, insegnante in pensione, la figlia, Simona Colarieti, 45 anni, impiegata a Camp Darby e il suo compagno, Gregory Boyton 69 anni, in pensione dopo aver lavorato nella base americana, diventano i protagonisti involontari di un incubo. Vivono tutte e tre nello stesso appartamento. Escono insieme.
Una volta nell’ascensore, di quelli vintage con doppia anta, premono il tasto per raggiungere il piano terra. Pochi secondi e inizia l’inferno. L’ascensore diventa un missile sparato verso il basso che ferma la sua corsa senza controllo nel pozzetto al piano terra.
I soccorsi. Il rumore dell’impatto richiama gli altri condòmini che capiscono cosa è successo, sentendo anche le richieste di aiuto provenire dall’ascensore, e danno subito l’allarme. Dalla centrale operativa del 118 inviano le ambulanze per i soccorsi e i vigili del fuoco intervengono per liberare le due donne in trappola e doloranti alle gambe. Gregory esce da solo. Quando arrivano i vigili del fuoco i tre sono sotto choc. A preoccupare sono soprattutto le condizioni dell’anziana. Nessuna avvisaglia ha anticipato lo schianto, traumatico per dinamica e conseguenze sugli arti degli sfortunati utenti.
Le cause. La sezione di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco ha svolto ieri un primo sopralluogo. Sono state scattate foto e ispezionati interni e vano. Sul posto sono arrivati anche i poliziotti delle volanti con il funzionario Fabrizio Valerio Nocita e gli amministratori del condominio dello studio Lucheroni. L’ascensore e l’intero impianto che lo alimenta sono stati sequestrati d’intesa con il sostituto procuratore di turno, Lydia Pagnini che ha aperto un fascicolo contro ignoti per lesioni colpose gravi. Al momento non ci sono iscritti sul registro degli indagati. Quello che andrà chiarito, anche con una perizia affidata a un ingegnere esperto di ascensori, riguarda la causa della caduta libera dell’ascensore e perché non ha funzionato il sistema frenante.
Il “paracadute” non ha funzionato. A una prima sommaria ricognizione, fatta anche alla presenza dei tecnici della ditta che si occupa della manutenzione, la Siara di Gello, il cavo di collegamento con la cabina sarebbe apparso sfilacciato. Quando si è rotto, senza possibilità di recupero, il sistema di sicurezza chiamato in gergo tecnico “paracadute” non è entrato in funzione. Non si sono attivati i ganci che in caso di emergenza bloccano l’ascensore. La conseguenza è stato il crollo in picchiata della cabina. E tre feriti spediti in ospedale con un’anziana in rianimazione.
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