Il dolore
Torna a vivere l’antica sinagoga
A Pisa si è concluso un lungo restauro, il terzo in 500 anni, costato 1,3 milioni
PISA. Dopo otto anni la sinagoga di via Palestro 24 torna al suo antico splendore: si è concluso un lungo restauro, il terzo nei suoi quasi 500 anni di storia, reso possibile da un investimenti di 1,3 milioni di euro. Un evento molto significativo che sarà festeggiato domenica 21 giugno. I responsabili della comunità ebraica pisana hanno presentato il programma degli eventi e hanno commentato la fine dei lavori.
L’inaugurazione. Domenica 21 si terrà una cerimonia riservata, con interventi delle istituzioni; seguiranno degli intermezzi musicali e una cerimonia religiosa celebrata da Rav Luciano Caro, rabbino di riferimento della comunità ebraica di Pisa. Dalla tarda mattinata il tempio aprirà le porte al pubblico: in programma una visita guidata con i responsabili del progetto, Paolo Piantanida e Maria Grazia Contarini. A seguire, momenti di riflessione e eventi ludico-ricreativi fino al tardo pomeriggio. Le visite guidate al complesso sinagogale termineranno alle 20.
Grande soddisfazione per i responsabili della comunità ebraica pisana. «La sinagoga è l’istituzione portante, il centro pulsante della vita dell’intera comunità – spiega Rav Luciano Caro -. È luogo di riunione, un modello nato in Babilonia 600 anni prima dell’era volgare e poi adottato dalle altre comunità ebraiche. Negli anni della prima grande diaspora, la stragrande maggioranza degli ebrei fu deportata in Babilonia e qui nacque la sinagoga come un luogo di ritrovo, preghiera e studio. Qui si prendevano le decisioni più importanti per la comunità. A volte è servita anche come luogo di ricovero per gli ebrei di passaggio, altre volte come rifugio per fuggire dalle manifestazioni antiebraiche da parte delle popolazioni locali. Una comunità priva di sinagoga non è una comunità. Potete quindi capire il disagio che abbiamo vissuto in questi anni, senza poter disporre di un locale dove trovarci insieme. Dopo molti anni, possiamo finalmente disporre di questo luogo che ha il profumo della nostra tradizione».
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Ricordi tragici. Per il rabbino è un momento storico, anche in virtù della sua storia personale, legata alla nostra regione. «Sono nato a Torino da padre livornese e madre con discendenze pisane. Prima della guerra, andavamo sempre in vacanza a Viareggio. Dopo i primi bombardamenti abbiamo cominciato a vagare per la provincia di Lucca – racconta Caro -. Ci siamo nascosti in paesini sperduti, ero solo un bambino e all’inizio non mi accorgevo della drammaticità degli eventi. Ho realizzato la gravità dell’accaduto con la scomparsa di mio padre nel campo di concentramento di Auschwitz».
Gli ultimi otto anni. La comunità, in questi otto anni, ha utilizzato il vano scala dell’edificio di via Palestro per le proprie celebrazioni. «Quando abbiamo iniziato i lavori, non immaginavamo che sarebbero stati così lunghi; purtroppo i tecnici hanno fatto le dovute verifiche e ci hanno detto che qui poteva crollare tutto – dice Guido Cava, presidente della comunità ebraica pisana -. Le travi portanti erano in pessime condizioni. Il consiglio si è dato da fare per reperire le risorse finanziare con la comunità e poi le istituzioni locali. Grazie a Dio è andato tutto bene. Io sono cresciuto qui, ho fatto le scuole ebraiche a Pisa, in seguito alle leggi razziali firmate da re Vittorio Emanuele III a San Rossore. All’improvviso siamo diventati cittadini non di serie b, ma di serie zeta. Solo molti anni dopo la fine della guerra si è parlato di quello che successe davvero. A 85 anni, ho finito il mio terzo e ultimo mandato da presidente e posso dirmi soddisfatto del risultato dei lavori di restauro. Domenica faremo una gran festa, non solo per la comunità di Pisa, ma per tutti: questo è un patrimonio dell’Italia».
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Un restauro epocale. Il recupero dell’edificio è stato possibile grazie al contributo di quattro sponsor: Arcus spa (società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo costituita nel 2004 per opera del Mibac), il Ministero dei beni e le attività culturali, Fondazione Pisa e Fondazione Carismi. «È un restauro epocale – commenta Giacomo Schinasi, segretario e amministratore della comunità ebraica pisana -. Questa sinagoga è la casa che ospita la vita comunitaria ebraico-pisana da oltre 500 anni. Il primo restauro avvenne nel periodo settecentesco, dopo l’acquisto dell’edificio dalla famiglia nobile Serravallini; il secondo avvenne negli anni Sessanta dell’Ottocento ad opera dell’architetto Marco Treves. Nel 1996 furono recuperate le facciate e riqualificate alcune parti dell’attuale cimitero». Nel settembre del 2007 una forte tempesta di fulmini danneggiò gravemente il tetto e rendendo inagibile il tempio, a due giorni dalla feste solenne del Kippur. Sono tre le fasi del recupero: dal 2007 al 2009 sono stati effettuati i lavori propedeutici al restauro; dal 2009 al 2011 il recupero della copertura e del voltone, grazie agli enti sovvenzionatori; dal 2012 al 2014, la Fondazione Pisa è intervenuta per il recupero completo della sala del Tempio, dal punto di vista decorativo e impiantistico, mentre l’Arcus spa ha contribuito a finanziare il progetto complessivo di restauro. L’impronta dell’architetto Marco Treves è stata ripresa e mantenuta: anche gli arredi in legno e i lampadari sono stati interamente recuperati.
«Il complesso si trova nel centro cittadino, integrato con gli altri edifici, proprio come la comunità ebraica pisana che nei secoli ha vissuto qui, ininterrottamente. I fondi – precisa Schinasi – sono esclusivamente italiani e pisani, frutto di un grande lavoro, tra mille difficoltà. Un ringraziamento speciale al consiglio ma anche a tutti quelli che ci hanno mostrato una grande vicinanza spirituale e affettiva. Un evento così importante non poteva non essere festeggiato adeguatamente».
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