Il Tirreno

Pisa

Roberta Ragusa, il sostituto pg: "Illogico il proscioglimento di Logli"

Roberta Ragusa e Antonio Logli
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Roberta Ragusa e Antonio Logli

Così il sostituto procuratore generale spiega la decisione della Procura generale di Firenze di impugnare il proscioglimento del marito di Roberta Ragusa, scomparsa da Gello di San Giuliano la notte del 13 gennaio 2012

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"Mancanza, contradditorietà e manifesta illogicità della motivazione". Sono questi i motivi che hanno spinto la procura generale di Firenze ad appellare la sentenza di proscioglimento di Antonio Logli, pronunciata dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Pisa il 6 marzo scorso che decretava il non luogo a procedere per l'imputato accusato di omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, svanita nel nulla la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 dall'abitazione di Gello di San Giuliano Terme.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11636551:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/06/18/news/caso-ragusa-la-procura-chiede-di-annullare-il-proscioglimento-di-logli-1.11636551]]Secondo il sostituto procuratore generale Alessandro Crini, oltre a valutazioni di merito sugli indizi raccolti non dovute da parte del Gup, il giudice pisano Giuseppe Laghezza avrebbe pesantemente sottovalutato il comportamento di Logli subito dopo la scomparsa della moglie e in particolare rileva che nella sentenza è "scarna la motivazione dedicata alla circostanza, di indubbio valore indiziante, secondo cui l'imputato, pressoché immediatamente, intimò all'amante di eliminare ogni traccia telefonica dei loro contatti provvedendo altresì egli a cancellare le relative mail".

Comportamenti che secondo la procura generale avrebbero potuto essere comprensibili "a distanza di tempo per non essere raggiunto da ingiustificati sospetti" ma che se messi in atto subito "appaiono incongrui" e tutt'altro che "in buona fede".

Stesso approccio indiziante, secondo la procura generale, Logli lo ebbe nei confronti dei coniugi Gozi, le cui testimonianze accusano l'imputato di avere avuto un veemente litigio con la moglie poco lontano dall'abitazione di famiglia. L'uomo, secondo Crini, si recò da loro "il giorno dopo con chiaro piglio inquisitorio" e a questo, rileva il sostituto, occorre sommare la testimonianza dell'ex domestica di Logli sull'anomalo parcheggio notturno della sua auto e sui graffi che l'uomo presentava sul volto la mattina seguente.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11630857:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/06/17/news/roberta-l-associazione-penelope-impugna-il-proscioglimento-di-logli-1.11630857]]Su questi "elementi di fatto - scrive Crini nel ricorso - non è stata fornita alcuna plausibile e convincente spiegazione" per questo "appare evidente che il comportamento post factum dell'imputato, inteso come comportamento successivo al momento in cui la moglie non si è più trovata, risulta gravemente sintomatico della percepita urgente necessità, tra l'altro in carenza di alibi, di allontanare da sé, qualsiasi forma di sospetto che pure in quel frangente non aveva alcuna obiettiva ragione di sussistere se non per l'eventualità che qualcuno potesse testimoniare di comportamenti che il Logli, e lui solo, sapeva di aver tenuto".

Perciò secondo la procura generale l'azione di Logli nei confronti di Gozi (il mattino seguente, unico tra i vicini di casa, si presentò da lui per mostrargli una foto della moglie) "non può che essere stata mossa dalla preoccupazione di essere stato visto dallo stesso la sera precedente".

Anche la Procura di Pisa con un atto analogo ha impugnato la decisione del giudice sul non luogo a procedere contro Logli.

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