Sicurezza
Ditta fa causa al Comune «Ci deve 2,5 milioni di euro»
Azione legale della Pe.Ba per i maggiori costi sostenuti sull’edificio di via da Buti La scoperta di una falda ha stravolto il progetto. Rc-Ucic: «Gestione deficitaria»
PISA. La Pe.Ba Costruzioni s.r.l. cita il Comune per ottenere un risarcimento danni di 2.493.406,33 euro. L’oggetto della disputa è l’edificio di edilizia sperimentale in via Francesco da Buti, che ospita una casa dello studente, per il quale l’ente pubblico ha appaltato lavori il 26 novembre 2008 alla ditta edile di Frattaminore (Napoli).
Il 21 ottobre di quest’anno ci sarà la prima udienza in Tribunale a Pisa per capire a chi sia imputabile «lo stravolgimento del progetto iniziale» che ha fatto lievitare i costi, all’inizio quantificati in poco più di un milione. La certezza per ora è solo una: nel sottosuolo è stata scoperta la presenza di falde acquifere e di terreni sabbiosi e per questo non è stato realizzato il piano interrato con parcheggi, previsto nel progetto originario. Detto ciò, la Pe.Ba solleva dodici riserve e quantifica i danni complessivi in 2 milioni e mezzo; mentre il Comune, nella determina n. 628 del 3 giugno respinge le accuse e ritiene «opportuno costituirsi in giudizio per far valere le proprie ragioni». I consiglieri comunali Ciccio Auletta e Marco Ricci, del gruppo Ucic, “Una città in Comune”, hanno chiesto un accesso agli atti e premettono di non entrare nel merito giudiziario, per il quale sarà il Tribunale a esprimersi. Ma tra le carte mostrano due elementi che pongono una questione politica: in primo luogo, la presenza della falda acquifera in città non è più una novità e si chiedono come sia possibile che ai tempi dell’affidamento dell’appalto «il Comune non fosse a conoscenza della presenza del collettore fognario di Pisa sud».
Il secondo elemento è molto più delicato: nella citazione in giudizio si legge, infatti, che «in data 3 giugno 2013 il Rup, Responsabile unico del procedimento, trasmetteva telematicamente all’Impresa 10 “processi verbali di sospensione lavori” e 10 “processi verbali di ripresa lavori” tutti retrodatati a date unilateralmente apposte dalla Stazione appaltante, chiedendone la sottoscrizione».
Nel contempo erano trasmessi «5 verbali di concordamento nuovi prezzi, tutti come sopra retrodatati e privi della sottoscrizione del Rup e del direttore dei lavori, chiedendone la sottoscrizione all’Impresa». Di questi ultimi cinque sono fornite le date. Si consideri che il certificato di fine lavori è del 28 dicembre 2012 (1.460 giorni effettivi rispetto ai 600 previsti in gara). Nella citazione si conclude che «l’Impresa motivatamente si rifiutava di sottoscrivere tali atti, definendoli ideologicamente falsi tanto nella forma quanto nella sostanza».
Auletta e Ricci si chiedono come mai la ditta sostiene di aver lavorato così a lungo sulla base di accordi solo verbali e precisano di non conoscere la verità: «Comunque vada a finire, però, è evidente che la gestione del Comune sulle opere complesse è problematica, in particolare nella fase di progetti preliminari che risulta deficitaria». I consiglieri ricordano casi simili, come il parcheggio di piazza Vittorio e le ex Stallette: «Mai il prezzo finale è quello che si pensava all’inizio e non è uno scherzo trovare in un bilancio milioni di euro. Se questa gestione verbale è stata una prassi fino a oggi, è giusto che finisca perché sta presentando il conto». Ucic depositerà un’interpellanza in consiglio comunale e una mozione in prima commissione, che si occupa di uso del territorio e lavori pubblici.
Gianluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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