Il Tirreno

Pisa

Ubriachi, malori e rifiuti

di MARCO BARABOTTI

L’evento ha lasciato degrado un po’ ovunque: piazze come immondezzai

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di MARCO BARABOTTI

La. bella festa della Luminara ha lasciato tante scorie. O meglio contenitori di fiumi di alcol sparsi per la città e un degrado immane, mettendo in pericolo la stessa incolumità delle persone: migliaia di bottigliette di plastica abbandonate sulla strada e sui marciapiedi, vetri rotti, escrementi, un puzzo nauseabondo e troppi ubriachi in giro. Chi si è alzato di mattina molto presto dopo la Luminara ha potuto vedere ancora l'enorme, indecorosa sporcizia che come un serpentone ha ammorbato mezzo centro storico, sui lungarni, come in tante strade a Mezzogiorno e a Tramontana. Poi il lavoro davvero massiccio, encomiabile degli operatori ecologici ha rimesso le cose a posto: ma solo alle 11 del mattino, la città appariva nel suo aspetto quasi normale, anche se in molte vie c'era ancora da tapparsi il naso.

Una volta la folla non era così tumultuosa. L'enorme, immane baccano con i tantissimi stropiccioni corporali che si sono acquietati nelle viuzze dei lungarni ha preso il posto dello scomposto ma non così espanso scaricare le libagioni del passato: vi erano diversi vespasiani e non si bevevano sostanze alcoliche a gogò, c'erano insomma ubriachi più controllabili. Oggi in città c'è solo un bagno pubblico in Banchi e diversi esercizi pubblici in pieno centro che addirittura non ce l'hanno: poi la presenza di decine di bagni chimici sparsi per la città sono stati solo aghi in un pagliaio.

Una descrizione precisa del fenomeno l'ha fatta un notissimo pisano, autore di libri, grande conoscitore della storia e del costume di Pisa dall'antichità a oggi (non a caso è chiamato il "principe della pisanità"). Si tratta di Francesco Capecchi: come fa solitamente ogni giorno, è uscito in città alle 7 del mattino. Ieri ha percorso a piedi il tragitto tra piazza dei Cavalieri e Borgo Stretto.

«Visto che si trattava di un giorno speciale, la mattina dopo la Luminara - racconta -, ho fatto un giro più ampio allargandomi nella zona del palazzo della Sapienza e in piazza Dante. Quest'ultima si presentava come un immondezzaio. C'era gente ubriaca fradicia, semisvenuta sul prato, tra la sporcizia, che rigettava. Chi dormiva tra decine di bottiglie di birra vuote. Ma il peggio doveva arrivare. Se piazza dei Cavalieri era stata quasi liberata dai quintali di immondizia, le vie adiacenti erano latrine a cielo aperto. Via delle Sette Volte, a due passi da Borgo, una delle strade storiche più belle della città, era un serpente ininterrotto di bottiglie di vetro rotte, ammassi di plastica. E in mezzo ho contato almeno una decina di persone che si sentivano male: chi vomitava, chi era semisvenuto. Poi una miriade di siringhe, inframmezzate da resti di bisogni umani nauseabondi».

Degrado (ma chiamiamolo pure schifo, parola semplice e non scurrile). E non stiamo parlando degli schiamazzi che tolgono il sonno ai residenti: su questo fronte è ormai calata la rassegnazione. Almeno ci si dovrebbe accorgere che tante strade del centro storico si trasformano dopo la movida in latrine e i portoni in orinatoi a cielo aperto. Ora la Luminara, con le sue oltre 120mila persone rappresenta il male estremo del tumulto. Ma fatti come quelli dell'altra notte succedono, seppure nel loro piccolo, a cadenza almeno settimanale. Hai voglia di pulire, non basta: con il caldo l'odore ristagna, impregna l'aria circostante, compresi i cortili interni, fino a renderla quasi irrespirabile. Stiamo parlando di uno dei centri storici più belli d'Italia. Il degrado avviene soprattutto l'indomani mattina presto, quando anche i bimbi passano di lì.

Allora, un'amministrazione che si rispetti non può limitarsi a sancire il banale principio che "la festa è di tutti". Il punto è che la festa è di tutti se tutti sono rispettati. E la festa deve essere attrezzata, il Comune deve provvedere ai servizi fondamentali per i suoi cittadini e vigilare sul rispetto delle regole. Passi avanti sono stati fatti, con controlli più severi dei vigili urbani, grazie all'aiuto delle forze dell'ordine, con un dispiegamento consistente che, come nel caso della Luminara 2015, non si era mai visto, tanto che fatti di nera importanti per fortuna non ci sono stati.

Bisogna lavorarci di più, ma neanche troppo, almeno per alcuni rimedi facili: per esempio costruendo bagni pubblici. Occorrono più bagni prefabbricati nei punti strategici della movida o dello sballo. Si dice che sono brutti? Bisogna scegliere il minore dei mali.

Come prevenire poi lo sballo e il degrado? A Marina di Ravenna, come in altre città, il sindaco ha riconfermato, rafforzandole, le misure, vietando ad esempio di consumare bevande alcoliche in qualsiasi contenitore (Pisa potrebbe anticipare il divieto, almeno per la Luminara, che so, alle 20). Si dice che poi ci sono gli extracomunitari che aggirano i divieti arrivando con i carretti stracolmi di birre? Con gli adeguati controlli questo non succederebbe o sarebbe notevolmente limitato. Si dice anche che fermare un fiume in piena come quello dell'altra sera è impossibile («Queste cose non succedono solo qui, ma in mezza Italia», affermano in Comune), ma se cominciamo a tirare su gli argini per non farlo straripare, almeno si può preservare qualche zona dal degrado o dallo sballo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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