Gioco
Fuochi, il mistero del triplice botto finale In alcuni punti nessuno lo ha sentito
Il ritorno dei fuochi d’artificio alla Cittadella, insieme a quelli sparati dalle 16 chiatte collocate lungo l’Arno, non hanno prodotto l’effetto di far crescere il livello dello spettacolo. L’altra...
Il ritorno dei fuochi d’artificio alla Cittadella, insieme a quelli sparati dalle 16 chiatte collocate lungo l’Arno, non hanno prodotto l’effetto di far crescere il livello dello spettacolo.
L’altra sera, soprattutto gli spettatori sui lungarni di Mezzogiorno non hanno praticamente visto quei fuochi partiti dall’antico porto pisano. Perdendo, inoltre, il triplice botto, anch’esso partito dalla Cittadella, che come vuole la tradizione mette fine allo spettacolo. Dunque, il segnale riconosciuto della chiusura dello show pirotecnico nella maggioranza dei lungarni non è stato sentito.
«Quello di riportare i fuochi alla Cittadella – ha commentato l’assessore alle manifestazioni storiche Federico Eligi – è stato un esperimento. Avremo modo di giudicare se è riuscito o meno». Sicuramente (è stata l’opinione di molti pisani anche sui social network dove le discussioni sono state molto accese) meglio investire di più sullo spettacolo dal fiume che negli ultimi anni aveva entusiasmato. Non ha convinto, in tal senso, la scelta delle fontane d’acqua nelle due chiatte a ridosso del ponte di Mezzo che hanno privato dei fuochi gli spettatori, molto numerosi, accalcati in piazza Garibaldi e piazza XX Settembre.
Per quanto riguarda la musica e la voce narrante, quest’anno diffuse con ulteriori postazioni di altoparlanti rispetto a quella classica di ponte di Mezzo, l’assessore non cambia idea: «Dobbiamo pensare che la Luminara non è solo dei pisani. È giusto raccontarla alle centinaia di turisti e visitatori che magari per la prima volta arrivano sui lungarni». (d.b.)
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