Sicurezza
Quei palazzi antichi e prestigiosi che animano il cuore della città
PISA. Per la Luminara di San Ranieri i palazzi dei lungarni saranno illuminati dai lumini delle “biancherie”, i telai in legno che incorniciano le finestre. Abbiamo voluto ricordare la storia di...
PISA. Per la Luminara di San Ranieri i palazzi dei lungarni saranno illuminati dai lumini delle “biancherie”, i telai in legno che incorniciano le finestre. Abbiamo voluto ricordare la storia di alcuni edifici dove ancora abitano famiglie. In lungarno Pacinotti: Palazzo del duca di Modena, in origine dei Ricucchi di Primo, nel 1805 fu acquistato dalla duchessa di Modena, che già possedeva la tenuta medicea di Agnano, per poi passare al figlio, l’arciduca Ferdinando d’Austria. L’edificio, ricostruito nel dopoguerra a causa dei bombardamenti, è appartenuto a Oscar Tobler, dopo ai Supino e ai Buoncristiani, infine a vari proprietari. Palazzo Gaetani era della famiglia nobile dei Gaetani che dette cinque cardinali alla chiesa, poi fu poi venduto all’asta e ricostruito nel dopoguerra. Palazzo Agostini è conosciuto come palazzo dell’Ussero perché pare che nell’edificio sia stato imprigionato e murato vivo un Ussero francese. Dal 1496 appartiene alla famiglia dei conti e patrizi pisani Agostini Venerosi della Seta. Mariano e Pietro Agostini appartenevano a un casato di origine mercantile specializzato nel commercio della seta, noto in città già nel XII secolo. In lungarno Mediceo: Palazzo Roncioni prima apparteneva alla nobile famiglia Navarretti e nel 1662 fu acquistato da Cesare Roncioni. Vi ha abitato il granduca Pietro Leopoldo in attesa del restauro di palazzo Granducale e anche madame De Stael con i figli. Tra gli ospiti Vittorio Alfieri, in occasione della Luminara del 1795, e Luigi Bonaparte, ex re di Olanda, fratello di Napoleone I e padre di Napoleone III. Palazzo Trasmondi (originari di Sulmona), poi Stradi-Zampolini, in origine era una dependance del palazzo D’Appiano-Medici (l’attuale prefettura) che ospitava il seguito della famiglia granducale toscana. In lungarno Galilei: Palazzo Orsini Baroni è stato di proprietà del commediografo Gherardi del Testa di Terricciola dal settecento fino ai primi dell’ottocento. Poi è passato agli Orsini Baroni di Fornacette ed è stato abitato dal senatore Francesco che l’ha lasciato alla Piccola casa del Cottolengo, da cui fu acquistato dai Bruguier, imparentati con gli Orsini. Casa da Scorno è formata dall’accorpamento cinquecentesco di tre case di Giovanfilippo di Federico Lanfranchi. Nel 1593 fu dato in affitto alla Comunità ebraica per la sede della sinagoga e poi ai da Scorno di Cevoli che lo comprarono nel 1607. Palazzo Upezzinghi fu abitato dalla omonima famiglia fino al 1768 per poi passare a Flaminio Lanfranchi Lanfreducci che lo cedette all’avvocato livornese Vincenzo Malenchini. Nel 1857 l’edificio fu acquistato dai conti dal Borgo che lo unirono al loro palazzo di via S. Martino. Casa Paperini, poi Guidi, fu acquistata dal notaio pisano Giulio Paperini, suocero del sindaco di Pisa Francesco Ruschi. Il palazzo fu venduto nel 1950. Palazzo Catanti Boezi, dall’unione del cognome di due famiglie autorizzata nel 1856 dal granduca di Toscana, passò poi a Guglielmo Rossoni. In lungarno Gambacorti: Casa Niccolai (poi Ascani) e Casa Viti vennero unite per vicende storiche. Palazzo Studiati, prima dei Castinelli, è appartenuto alla omonima famiglia fino al 1962. Il cognome originario era Malasoma ma fu cambiato dal nome di un loro esponente. Palazzo dal Borgo prima era di Cosimo Rosselmini Ricciardi di Guglielmo, poi del livornese Pietro Papanti di Cesare, dopo dei dal Borgo e infine degli Apolloni che l’hanno venduto negli anni ’60. Palazzo Fancelli è appartenuto prima alla famiglia Salmuli per poi passare ai Landucci, ai Bargigli, ai Tabet e agli Apolloni. Palazzo Mecherini era di una illustre famiglia pisana e un tempo ospitava gli affreschi del Tempesti. (fonte “I palazzi di Pisa” di Alessandro Panajia, Edizioni Ets).
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