Lutto
Ospedale, raggiunge il top la chirurgia oncologica
Il rapporto del Sant’Anna evidenzia punti di forza e debolezza del sistema locale Tra le criticità gli abbandoni al pronto soccorso e i tempi d’attesa alla Monasterio
PISA. Chi è al top e chi non brilla nella sanità? Il rapporto regionale curato dal Mes, “Laboratorio di ricerca e formazione per il Management dei servizi alla salute” della Scuola Superiore Sant’Anna, offre numerose possibilità di lettura, vista la quantità enorme di informazioni contenute. In questi giorni abbiamo già visto come Pisa abbia conseguito buone performance complessive. Ora studiamo il dettaglio delle tre aziende.
Aoup. L’ospedale, che ha uno dei migliori dipartimenti d’emergenza della Toscana, paga questa “fama”; infatti si posiziona al penultimo posto per numero di abbandoni: nel 2014 ci sono stati 4.401 pazienti su 87.852 (il 5,01%) che hanno lasciato il pronto soccorso prima di essere chiamati. Peggio fa solo il Meyer di Firenze con il 5,04% (e la metà degli utenti accettati), segno che essere bravi richiama troppa gente: così, chi non è grave si stanca di aspettare e va via. Il top per l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, invece, è l’indicatore di chirurgia oncologica: il rapporto Mes dà un punteggio da zero a 5 per ogni voce e qui il voto è 4,92 grazie al trattamento dei tumori maligni alla prostata e alla mammella, che segnano punte di eccellenza. La media dei voti in regione è 2,86. Bene anche le dimissioni volontarie: solo 347 persone su 62.270 ricoverati (0,56%) l’anno scorso hanno chiesto di essere dimesse; mentre la media ha toccato lo 0,77% in tutta la Toscana. Infine gli accreditamenti: il 91,37% dei requisiti dichiarati è stato raggiunto dall’Aoup, contro un 87,85% regionale. Male, al contrario, la valutazione fatta dai dirigenti sulla semplicità e adeguatezza del sistema informatico; e il punteggio sulla situazione delle cure mentali (0,45 contro 2,18 in regione).
Ausl5. Passiamo all’Asl che centra ben dieci indicatori nella fascia di voto più alta: percentuale di risposta ai questionari interni (5 punti), comunicazioni per i dipendenti (4,95), appropriatezza medica (4,51), efficienza nell’attività di ricovero (4,23), appropriatezza chirurgica (4,19), igiene e sanità pubblica (4,09), accreditamento (4,08), gestione dati (4,04) e attività fisica adattata (4,03). Ogni voce si basa a sua volta su numerosi sottoindicatori che determinano il risultato finale in modo matematico: per esempio, la degenza media all’Asl5 è 0,53 giorni più corta della performance complessiva e questo permette il buon risultato nell’efficienza dei ricoveri. Oppure l’appropriatezza medica è alta grazie al 91,3% dei livelli essenziali di assistenza raggiunti. Tuttavia vanno male l’uso dei dispositivi medici (0,93 punti), il governo della spesa farmaceutica (198,86 euro contro 191,86 regionali), la donazione degli organi e le cure oncologiche (il cui basso risultato è dovuto alla alta spesa).
Fgtm. La Fondazione Monasterio si afferma ad alto livello per gestione dati, degenza media preoperatoria, appropriatezza chirurgica, ricoveri ripetuti, dimissioni volontarie di pazienti, valutazione degli utenti del ricovero ospedaliero ordinario, percentuale di risposta, management per i dipendenti, comunicazione per i dipendenti, tasso infortuni, attività di formazione, valutazione dei sistemi informativi, efficienza dell’attività di ricovero, valutazione dei servizi di manutenzione, percentuale di assenze dei dipendenti, mobilità sanitaria ed efficienza prescrittiva farmaceutica. Inciampa sui tempi d’attesa, i peggiori della Toscana.
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