Il Tirreno

Pisa

tra storia e cronaca

La magia con quattro secoli di vita

Marco Barabotti

Sull’accensione dei 110.000 lumini pesa l’incognita del maltempo

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PISA. C'è rimasto del sacro nella Luminara di San Ranieri, ma ha preso il sopravvento la contemporaneità. Una sorta di baccanali che comunque richiamano sempre più folla sui lungarni in quella che è la ricorrenza più importante della città, la notte della vigilia di San Ranieri, patrono di Pisa.

È diventata una festa di popolo dai connotati post-moderni. Ma se ne intravedevano i cambiamenti "dissacranti" già nell'Ottocento, secondo testimonianze di scrittori e intellettuali dell'epoca. Cerchiamo di ricostruirne i passaggi, dalla sua nascita a oggi.

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La "Luminara", in vernacolo pisano "Luminaria", affonda le radici nel 1337 in una sorta, allora, di adorazione del santo (Ranieri degli Scacceri, 1118-1161, eremita pisano venerato Santo).
La prima data ufficiale della Luminara è il 25 marzo del 1688 quando nella cappella del Duomo di Pisa, intitolata all'Incoronata venne solennemente collocata l'urna contenente il corpo di Ranieri degli Scacceri. Cosimo III dei Medici aveva voluto che l'antica urna contenente la reliquia fosse sostituita con una più moderna e fastosa. La traslazione dell'urna fu l'occasione per una memorabile festa cittadina durante la quale la città fu illuminata dai ceri per consentire il passaggio della processione: da qui deriverebbe il nome "Illuminazione", successivamente diventato "Luminara".

Nel corso del 1700 divenne una vera e propria "decorazione luminosa" che abbelliva palazzi e edifici e che spesso diventava strumento di creatività, tanto da creare figure e architetture che si allontanavano dalle forme originali dei palazzi.

Alcune edizioni hanno avuto particolare rilievo. Quella del 1724 fu talmente fastosa da essere citata in svariati documenti conservati nell'Archivio Capitolare. L'edizione del 1819 fu celebrata in via straordinaria per l'arrivo dell'imperatore Francesco I. Una Luminara straordinaria venne organizzata il 20 aprile 1860 per Vittorio Emanuele II. Un'altra nel settembre 1989 in occasione della visita a Pisa del Papa Giovanni Paolo II. Particolarmente suggestiva poi l'edizione del 2000.

La manifestazione ha anche avuto momenti d'interruzione: dal 1867 al 1937, durante la seconda guerra mondiale e fino al 1952, e dal 1966 al 1969 per il crollo del ponte Solferino e di lunghi tratti del Lungarno a causa della devastante alluvione del novembre 1966.

Nel Settecento i lungarni venivano illuminati da lampade a olio, oggi da decine di migliaia di "lampanini" (lumini) posti su telai di legno che disegnano armoniosamente le forme architettoniche di torri, chiese e palazzi.
Nel libro "Sotto il cielo di Pisa"(edizione Ets) di Alessandro Agostinelli e Daniele Luti ci sono chicche di grande interesse riguardo alla Luminara. Come quella di un viaggiatore francese della metà dell'Ottocento, Frederic Bourgeois de Mercey: «Un'illuminazione universale, colossale, e che nemmeno l'illuminazione di San Pietro di Roma può dare un'idea».

Quindi la Luminara è paragonata alla piazza maggiore del Vaticano, e la labile forza dei nostri lumini, secondo il francese, ha del colossale. Nel suo diario del1862, la scrittrice Ekaterina Sergeevna Protopopova, coglieva della Luminara anche un dato più squisitamente sociale, riportando l'atmosfera anche politica della città: «Alle 9 eravamo andati alla Luminara, in tre punti della città c'era musica, la città era illuminata, la folla urlava furiosamente "Viva Garibaldi, viva il Re Galantuomo, viva l'Unione, Venezia e Roma”, e così via». Da questi commenti sembra una Luminara simile alla nostra, dove l'impianto scenografico delle biancherie appese ai palazzi e le fitte luci dei lumini rendono lo spettacolo imponente, e dove la gente che partecipa a questa invasione nelle strade si lascia andare ai propri desideri, e alle proprie aspirazioni, improvvisando canti o motti.

Quest'anno i palazzi illuminati saranno 128, con 110.000 lumini distribuiti su 16 chilometri di "biancheria", due dei quali completamenti rinnovati. Il percorso di ricambio e abbellimento di tutte le "biancherie" compie un passo avanti: nuove, infatti, quelle della prefettura, di Palazzo Gambacorti, dell'ex sede della guardia di finanza in lungarno Simonelli e di Palazzo Mazzarosa.

Le luci elettriche illumineranno solo l'Archivio di Stato sulla cui facciata sono presenti i ponteggi: anche la chiesa della Spina, nonostante le impalcature, avrà i suoi lumini.

Certo, la Luminara di oggi è diversa da quella del passato, anche di un passato molto recente. Non sono mancate in questi ultimi anni le accuse al Comune di aver dimenticato la rievocazione storica, pensando di più allo spettacolo: insomma troppi effetti speciali, troppa musica sparata. Critiche, appunti e punti di vista che inducono i nostalgici di oggi a paragonarla a una sagra paesana.

Quest'anno c'è l'incognita delle bancarelle: il divieto in Borgo Stretto e Corso Italia porterà un loro esorbitante affollamento sui lungarni. Nonostante la concessione dell'autorizzazione sia legata all'obbligo dei lumini, diverse bancarelle hanno utilizzato in passato luci al neon fuori luogo. Speriamo che non ve ne siano in abbondanza: sarebbe un pugno nell'occhio alla Luminara, la manifestazione che più di ogni altra ha veicolato lontano il nome di Pisa.

Al di là del maltempo che potrebbe disturbarla (le previsioni, per questa sera, sono di cielo coperto con assenza di piogge, viceversa ipotizzate per questa mattina), delle stonature delle luci artificiali e dei baccanali sui lungarni e nelle vie adiacenti, la Luminara è l'emblema di una città da sempre terra di grande generosità, una volta paradiso degli esuli, vocata all'accoglienza, che accende in questa notte anche i lumi della ragione e che parla le lingue di tutto il mondo: resta sempre di una straordinaria bellezza, oggi più post-moderna che antica, una festa di popolo tra il sacro e il pagano.
 

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