Il Tirreno

Pisa

Industriali, patto con i Comuni

Il presidente Federighi: «Stop a troppa burocrazia. E si diano contributi soltanto a chi esporta»

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PISA. Tre domande dalle cui risposte dipende il livello di competitività delle imprese pisane, in special modo di quelle orientate all’export. A porre i tre quesiti è Federigo Federighi, presidente dell’Unione Industriale, durante l’assemblea generale che si è tenuta ieri nell’auditorium Giovanni Alberto Agnelli nella sede di via Volturno.

Prima domanda: «È proponibile un patto con la pubblica amministrazione per stabilire protocolli di sveltimento delle pratiche e ridurre i costi occulti dei tempi di autorizzazione?». Seconda domanda: «È proponibile che il patto con le organizzazioni sindacali per il confronto e la ricerca di soluzioni per particolari difficoltà aziendali, prima dell’insorgere di crisi conclamate, possa estendersi alla ricerca di condizioni contrattuali di lavoro particolari, sia temporanee destinate allo stato di crisi, sia di medio periodo destinate al sostegno di aziende impegnate su mercati non interni?». Terza domanda: «È proponibile che le risorse delle Camere di Commercio vengano indirizzate in via prioritaria, se non esclusiva, per un periodo definito al sostegno dell’export?».

Federighi, che all’inizio dell’assemblea ha annunciato l’impossibilità del ministro Giuliano Poletti di essere presente a causa di impegni a Roma, si è soffermato anche sul jobs act: «Le nuove normative riguardano i nuovi assunti, gli effetti reali sulla flessibilità si vedranno al realizzarsi del ricambio anagrafico degli occupati, ricambio rallentato dalla riforma pensionistica. In pratica, quindi, tra minimo cinque, massimo dieci anni le aziende disporranno compiutamente dei nuovi strumenti».

Inoltre - ha aggiunto il presidente - «leggi e regolamenti in genere non brillano per sintesi e semplicità applicativa. Leggendoli, mi sono ricordato di uno studio fatto dalla nostra Unione alcuni anni fa sulla semplificazione amministrativa, studio che si chiudeva con questa considerazione: “Il teorema di Pitagora contiene 22 parole, la legislazione europea sul divieto di fumo contiene 21.252 parole”». Secondo Federighi, «l’intenzione del legislatore nella stesura puntigliosa delle norme è di ridurre il contenzioso in magistratura, ma aumenterà a dismisura la consulenza legale in un clima di incertezza applicativa. Lo stato dell’economia provinciale non è nelle migliori condizioni per applicare e gestire situazioni complesse che riguardino la questione lavoro, concentrato com’è sulla ricerca di mercati, ordini e certezze produttive».

Quanto alla congiuntura, «la prima parte del 2015, al di là dei cosiddetti segnali di ripresa, indica aspettative discrete sugli ordini, sia pure non supportate dall’aumento dell’utilizzo degli impianti, un dato che sta a significare la prudente valutazione dei nostri imprenditori».

In questo quadro sta meglio chi vive di export: «Pisa manifatturiera ha esportato negli ultimi tre anni mediamente il 31,9% del fatturato e, se si considerano solo le aziende fortemente esportarici, si arriva al 57,6%, un dato storicamente di 3-4 punti maggiore di quello medio della Toscana».

Critiche alla relazione di Federighi sono venute dal sindaco di Volterra, Marco Buselli: «Nessun accenno alla vicenda della Smith».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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