Sicurezza
«No agli scrutini la domenica»
Giovanni Bruno (Cobas) contro la decisione del liceo Buonarroti
PISA. I Cobas denunciano la pratica della convocazione degli scrutini anche di domenica: alcuni dirigenti scolastici lo stanno facendo per recuperare i giorni saltati a causa degli scioperi svolti nella settimana appena conclusa e Giovanni Bruno, delegato Rsu dello scientifico “Buonarroti” di Pisa, in un comunicato espone le ragioni del suo no agli scrutini calendarizzati per oggi in quella scuola.
In primo luogo, il professore parla di «ricatto della convocazione domenicale, per “affossare” lo sciopero degli scrutini» per il quale rivendica «un successo eccezionale, con adesioni intorno all’85%, con punte del 100% in alcune scuole». Poi prova a smontare anche la base legale secondo la quale la preside del liceo ha scelto la domenica; tutto ruota sull’interpretazione dell’Accordo per l’attuazione della legge n. 146/1990, che recita: gli «scioperi non devono comunque comportare un differimento delle operazioni di scrutinio superiore a 5 giorni rispetto alla scadenza programmata della conclusione». Bene, la circolare interna numero 56 approvata a inizio anno scolastico dal Buonarroti prevede che il termine ultimo fosse il giorno venerdì 12 giugno e quindi Bruno conclude che c’è tempo fino a mercoledì 17 poiché ritiene che «gli scrutini finali delle classi non terminali possano essere differiti senza alcun problema», contando i cinque giorni «dal termine ultimo delle operazioni e non dalla data di mancata effettuazione del singolo scrutinio».
Insomma, non vale la data in cui era stato calendarizzato lo scrutinio della singola classe, ma quello finale valido per tutti. Così Bruno non riconosce i criteri di urgenza a cui si era appellata la dirigente che, al contrario, sembra calcolare i cinque giorni classe per classe; e che prova a rispettare un’altra scadenza prevista da una circolare interna (la 335 del 27 maggio), secondo cui l’esposizione dei tabelloni con i risultati per le classi dalla prima alla quarta deve avvenire domani, dopo mezzogiorno.
Chi ha ragione? Al momento non si sa; ma Bruno incalza: «Non esiste alcun motivo per cui si debbano riconvocare gli scrutini con urgenza nel giorno di riposo settimanale, se non quella di ledere il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici».
Il delegato descrive questa pratica come «una sorta di sanzione (rinuncia al giorno di riposo) oltre all’unica conseguenza prevista dalle norme vigenti, cioè rispetto alla trattenuta dello stipendio». E la descrive come «un’attività antisindacale, poiché trattasi di azione svolta dalla parte datoriale». (g.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google